foto di Augusto Bloise

L’anziano Rocco De Paola, 84 anni, da tutti conosciuto come Rocchino, non è morto a seguito dell’incendio da lui stesso provocato accendendo dei cartoni per difendersi dal freddo nella sua modesta abitazione di via Zara

nel cuore della Marina di Trebisacce nella nottata tra il 4 e il 5 dicembre scorso, ma a seguito delle percosse di cui è stato vittima da parte di un suo aggressore che, molto probabilmente, per estorcergli del denaro, lo ha prima malmenato e poi dato alle fiamme nel tentativo di cancellare le prove dell’aggressione. Questa l’ipotesi formulata dagli inquirenti a seguito dei risultati dell’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica di Castrovillari che, a distanza di oltre un mese dalla tragedia che ha scosso tutta la città, ha rivelato sul corpo del povero Rocchino ferite e segni evidenti di una colluttazione nella quale l’anziano ha cercato inutilmente di difendersi. Un’ipotesi agghiacciante, questa, che tutti in città vorrebbero fosse scongiurata, su cui, dimostrando un apprezzabile intuito, hanno lavorato fin dal primo momento i Carabinieri della Stazione di Trebisacce al comando del Maresciallo Natale Labianca i quali, proprio per questo, hanno chiesto al Magistrato di disporre l’esame autoptico sul cadavere del povero Rocchino. Si tratta, come abbiamo riferito in cronaca, dell’anziano pensionato che da giovane ha lavorato alacremente prima Trebisacce e poi all’estero e che, una volta andato in pensione, aveva deciso, in completa autonomia, di vivere da solitario, in uno stato di completo isolamento sociale. Isolamento dal lui scelto, dunque, che tutti a Trebisacce rispettavano tanto da essere apprezzato e benvoluto da tutti per i suoi modi garbati, perché non chiedeva mai niente a nessuno e anche per il suo sguardo malinconico e smarrito in un passato che lo ha visto giovane, forte, con gli occhi verdi, lavoratore instancabile prima a Trebisacce presso l’antica Fornace e poi da emigrato prima in Francia e poi in Inghilterra. In un primo momento sembrava essersi trattato di una tragedia accidentale dovuta alle fiamme sfuggite al suo controllo. Oggi invece c’è una certezza che potrà aiutare gli inquirenti a fare luce sulle cause, sulle responsabilità del suo aggressore e sulla dinamica attraverso la quale è stata provocata la morte del povero Rocchino. Bisognerà, anche con l’ausilio dei vicini di casa che quella notte si sono prodigati sfidando anche il pericolo per salvarlo dalle fiamme, scandagliare sulle persone con cui l’ignaro Rocchino ha avuto contatti negli ultimi scampoli della sua vita. Non sarà facile, ma il fiuto dimostrato nella circostanza dalle Forze dell’Ordine fa ben sperare.
Pino La Rocca