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Tentato omicidio di “Strusciatappina”, pentiti querelati per calunnia

Posted on Agosto 5, 2014 By Redazione

Così Maurizio Rango si difende dalle accuse di Mattia Pulicanò e Silvio Gioia. Le due “gole profonde” avevano svelato i retroscena del progettato delitto al Pm della Dda Vincenzo Luberto    
Querelati per calunnia i due nuovi collaboratori di giustizia cosentini, Mattia Pulicanò e Silvio Gioia.
La querela è stata presentata alla Procura di Cosenza dal 38enne Maurizio Rango, più volte chiamato in causa dalle due “gole profonde”. Pulicanò e Gioia hanno attribuito a Rango (l’uomo è assistito e difeso dagli avvocati Giorgia Greco ed Antonio Sanvito) una serie di gravissimi reati.
In particolare una estorsione ed il tentato omicidio del 44enne Antonio Abbruzzese detto “Strusciatappina”.
Reati commessi, secondo i due “pentiti”, in forza dell’appartenenza di Rango alla potente cosca di ‘ndrangheta degli “Zingari” di Cosenza.
Le dichiarazioni rese da Pulicanò e Gioia lo scorso 30 maggio al sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro Vincenzo Luberto, erano state pubblicate da Il Garantista a metà dello scorso mese di luglio.
Ne riproponiamo qualche stralcio.
Mattia Pulicanò: «(…) Maurizio Rango, e in rappresentanza degli italiani Renato Piromalli, Rinaldo Gentile, Adolfo D’Ambrosio e Umberto Di Puppo, avevano deciso di uccidere “Strusciatappina” (…) Inizialmente i killer dovevano essere solo zingari e in particolare Tonino Abbruzzese “Banana” e Maurizio Rango, successivamente si decise di fare sparare un catanese che riforniva di marijuana Maurizio Rango (…)».
Il contrasto sorto nel clan degli “Zingari” cosentini è confermato nel verbale di dichiarazioni rese da Silvio Gioia: «(…) Nell’ultimo periodo, in particolare dopo l’uscita dal carcere di Antonio Abbruzzese noto come “Strusciatappina”, quest’ultimo ha costituito un gruppo autonomo che è entrato in contrasto con Rango, il quale, a sua volta, è rimasto legato ai “Banana”, ai fratelli del “Pirolo” e a Luigi Abbruzzese figlio di “Dentuzzo” (…) Anche Stefano Carolei è stato minacciato da Maurizio Rango (…) In serata, Carolei mi diceva che avevano preteso cinquantamila euro (…) Stefano Carolei è stato costretto a riparare a casa per più di un anno (…)».
Pulicanò e Gioia hanno in pratica dichiarato che il presunto gruppo criminale contestava ad Antonio Abbruzzese “Strusciatappina” un ammanco di 170mila euro dalla “bacinella” comune degli affari illeciti della cosca degli “Zingari”. Contestazione che non poteva essere “chiarita” a seguito dell’arresto di Abbruzzese.
Maurizio Rango, secondo quelle che egli stesso definisce «false affermazioni» del “pentito”, a seguito della scarcerazione di Abbruzzese avvenuta nel maggio del 2013, unitamente ad altri avrebbe deciso e preparato l’omicidio di Abbruzzese ed avrebbe dovuto far parte del “gruppo di fuoco”.

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