Un aeroporto per voli charter per far decollare il turismo e per valorizzare in chiave turistica le tantissime strutture ricettive esistenti sulla fascia costiera jonica che va da Cariati a Rocca Imperiale.

Assodata infatti l’insipienza e la cecità della politica regionale (di destra e di sinistra!) di farsi carico di questo progetto, dovrebbero essere gli stessi imprenditori turistici, chiamati anche loro a fare gioco di squadra, ad attivarsi in proprio, magari interessando una compagnia aerea (ce ne sono diverse) che realizzano e gestiscono avio-superfici per voli charter. Si calcola infatti che sulla fascia costiera jonica siano presenti, ma sempre sottoutilizzati, oltre 20mila posti-letto distribuiti in lussuosi resort, hotel, alberghi e villaggi turistici realizzati con coraggio e intraprendenza dagli imprenditori turistici di tutta la Sibaritide nella quale il turismo non decolla a causa delle distanze e dell’assenza di Aeroporti e di Alta Velocità di cui godono invece le strutture ricettive del Tirreno anche a discapito di quelle, di pari pregio, realizzate nel corso degli anni nella Sibaritide. Tramontato infatti, a causa dell’inadeguatezza della politica regionale, il sogno di veder nascere nella Piana di Sibari uno scalo aereo (da oltre 20 anni esiste un progetto ed un sito già impegnato dal Comune di Cassano Jonio all’epoca in cui era sindaco il compianto Salvatore Frasca), un aeroporto per voli charter rimane l’ultima ancora di salvezza per recuperare il tempo perso e per far decollare il settore turistico che rimane l’unica e ultima risorsa per dare ossigeno e rivitalizzare l’economia locale. Il parallelismo con il turismo della Costiera Romagnola ovviamente non è proponibile, ma gran parte di quel successo è legato oltre che alle distanze minime esistenti con le regioni del Nord ed alle infrastrutture autostradali e all’Alta Velocità, un ruolo essenziale e determinante svolge l’Aeroporto “F. Fellini” di Rimini, nato come avio-superficie per voli charter e poi diventato anche Aeroporto di linea, sul quale ogni giorno arrivano e decollano, specie d’estate, decine e decine di aerei provenienti oltre che dall’Italia, dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Danimarca, dai Paesi Bassi e dai Paesi del Nord e dell’Est Europeo che portano lavoro e ricchezza a tutta la Romagna. Negli anni scorsi alcuni imprenditori turistici dell’Arco Jonico, attraverso l’Associazione che era stata intitolata “Le ali per Cosenza” nel tentativo di coinvolgere l’area del Capoluogo nel bacino d’utenza del realizzando Aeroporto di Sibari, ma anche quel tentativo è fallito perché considerato dannoso e concorrenziale agli Aeroporti di Lamezia Terme e Crotone. In quel caso l’ex Governatore Oliverio ha sprecato non poco della sua credibilità perché da Presidente della Provincia ha sponsorizzato il progetto dell’Aeroporto di Sibari dicendosi pronto a contribuire con 20milioni di euro di fondi provinciali, ma quando è diventato Presidente della Regione, forse per una questione di equilibrismo politico, ha cambiato idea facendosi condizionare dai referenti politici di quelle aree. Fatto sta che oggi tutta l’area della Sibaritide, del Basso e dell’Alto Jonio, “mal servita” dalle Ferrovie che continuano ad investire nell’Alta Velocità solo sul Tirreno e “non servita” affatto da un Aeroporto di prossimità, benché dotata di un mare invidiabile, di suggestive bellezze naturali, di beni culturali e archeologici di prima grandezza e di un’eccezionale eno-gastronomia, rimane lontana e isolata rispetto ai circuiti turistici nazionali e internazionali e perciò poco appetibile dai turisti moderni che si indirizzano sempre più su soggiorni molto brevi che non consentono di sprecare due giorni solo per arrivare e ripartire dalla nostra amata e sfortunata terra.
Pino La Rocca