Rifondazione Comunista Calabria ha diffuso un comunicato sul tema della violenza di genere, prendendo spunto dalla vicenda di una donna, indicata con il nome di fantasia di Elena, che dopo la fine di una breve frequentazione sarebbe stata pedinata e avrebbe subìto appostamenti sotto casa da parte di un ex partner.
Secondo quanto riferito dal partito, la donna si sarebbe rivolta più volte alle forze dell’ordine, che avrebbero raccolto le sue segnalazioni e attivato gli strumenti previsti, portando a un ammonimento e a una denuncia. Nonostante questo, Elena avrebbe continuato a sentirsi esposta e sola, fino a rivolgersi a Rifondazione Comunista Calabria, percependo di essere stata abbandonata dalle istituzioni.
Il partito riferisce di averla indirizzata verso il Centro antiviolenza (CAV) cittadino, per garantirle ascolto, supporto e un percorso di tutela.
Nel comunicato, Rifondazione Comunista Calabria sottolinea che il problema non riguarda chi, sul territorio, raccoglie le denunce e interviene nelle emergenze, ma il passaggio successivo: una denuncia per comportamenti persecutori non comporta automaticamente l’attivazione del Codice Rosso né una misura cautelare, poiché queste devono essere valutate e attivate dalle autorità competenti. Secondo il partito, è in questo passaggio che possono crearsi tempi di attesa incompatibili con la rapidità con cui il rischio può evolvere.
«Appostamenti e pedinamenti non possono essere considerati semplici strascichi di una relazione finita: sono condotte la cui gravità genera un clima di costante intimidazione e rischio, da riconoscere e affrontare con tempestività» si legge nel comunicato, in cui si aggiunge che «una denuncia deve essere l’inizio di un percorso di protezione, non lasciare la persona sola ad affrontare il periodo più delicato».
Il partito collega la vicenda anche al tema della precarietà lavorativa: Elena, docente, da settembre a giugno lavorerebbe nella scuola pubblica per poi tornare alla disoccupazione nei mesi estivi, una condizione che secondo Rifondazione Comunista Calabria può rendere più difficile costruire una vita indipendente e sicura.
Il comunicato chiede investimenti nella scuola, nei servizi, nei Centri antiviolenza, nella sanità territoriale e nel lavoro stabile, oltre a una rete sanitaria e territoriale capace di intercettare comportamenti violenti e di controllo e di indirizzare chi manifesta condotte aggressive verso percorsi psicologici e specialistici qualificati. «Non possiamo continuare a chiedere alle donne di proteggersi da sole mentre la rete di tutela rischia di arrivare quando è troppo tardi» conclude il documento, firmato da Caterina Muraca, Responsabile questioni di genere di Rifondazione Comunista Calabria, e da Angelica Perrone, Responsabile sanità dello stesso partito.
