Sai, a volte uno sprint al Tour è una cosa di bellezza pura. E quello di Jasper Philipsen a Voiron? Praticamente perfetto. Pilotato alla perfezione da Mathieu Van Der Poel, il belga ha vinto la 17a tappa della Grande Boucle con uno sprint conquistato praticamente per distacco. Non è stata una volata al fotofinish, quella dove tutti sono appiccicati insieme. No, lui ha fatto la differenza, ha accelerato e basta. Fine della storia.
L’undicesima frazione della corsa in cinque partecipazioni consecutive del Tour per Philipsen: è il tipo di record che parla da solo. Nelle prime tre settimane era rimasto a digiuno, vero, perché il connazionale Tim Merlier dominava allo sprint in quella fase. Ma sapevi che sarebbe arrivato il suo momento? È così che funziona il Tour. Aspetti, aspetti, e poi quando arriva la tappa giusta, bum, uno sprinter come lui esplode.
Dietro di lui, un gruppo di outsider affamati
Alle sue spalle Schmid, Koij e Askey hanno provato a stargli dietro, ma insomma, non ce l’hanno fatta. Erano parte di un plotone di 45 fuggitivi che ha provato tutto il giorno a farsi valere, tipo quando sai che non vincerai ma almeno ci provi. E qui viene il dato curiosissimo: non faceva parte nemmeno un italiano di quella fuga. Altro record negativo per il ciclismo azzurro, diciamo. Sono i momenti che fanno riflettere, no? Quando guardi la tapa e pensi: “Dove sono i nostri?”.
Ma torniamo a Philipsen, che è il protagonista di questa storia. A questo punto è a soli 7 punti dalla maglia verde della classifica a punti di Mads Pedersen (445 contro 452). Anche Pedersen è arrivato nel gruppo dei migliori, quindi la battaglia per il verde è tutt’altro che chiusa. Il titolo si giocherà praticamente tutto nei traguardi intermedi di tappe non adatte ai velocisti, visto che anche quest’anno a Parigi è stata inserita la salita di Montmartre. Significa che le volate dirette al traguardo saranno pochissime da qui alla fine. Gli ultimi chilometri in salita? Non sono il pane dei velocisti, insomma.
Il gruppo della maglia gialla arriva con tranquillità
Il gruppo della maglia gialla è comodamente arrivato a 8’45” di distacco. Pogacar non aveva bisogno di fare lo sceriffo oggi, il terreno non era suo. Ecco, qui viene la cosa interessante: uno dei gregari chiave di Pogacar in salita, Adam Yates, ha vinto la sua sfida personale contro il tempo massimo dopo due giorni di pesantissima influenza intestinale. Immagina, tu sei malato da due giorni, non stai nemmeno in piedi, e il giorno dopo devi finire il Tour alla grande? Questi corridori sono fatti di un materiale diverso, seriamente.
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Le tre montagne conclusive cambieranno tutto
Giovedì arriva la Voiron – Orcières-Merlette, la prima e più facile giornata alpina. Più facile, non significa facile, eh. Significa che non è il Galibier o l’Alpe d’Huez, ma comunque siamo sulle Alpi francesi, e lì le cose succedono velocemente. È il momento dove Pogacar, se vuole, può mettere definitivamente le cose in chiaro. O dove qualcuno potrebbe provare a mettergli pressione se crede di avere ancora chance.
Philipsen intanto ha fatto quello che doveva fare: ha colto l’occasione, ha vinto, ha avvicinato Pedersen in classifica a punti. Ha dimostrato che quando arriva la tappa giusta per lui, non sbaglia. Adesso però il Tour cambia completamente, diventa un’altra corsa. Le volate? Finite. Adesso è questione di gambe forti in salita, di respirazione, di gestione dei watt sui muri più duri d’Europa.
E per chi vuole approfondire come il ciclismo italiano sta cercando di riprendersi anche dalle categorie più giovani, leggere di come il territorio del Pollino accoglie talenti emergenti nelle competizioni ciclistiche giovanili internazionali aiuta a capire dove stanno nascendo i prossimi campioni. Perché oggi non c’era un italiano in fuga, ma domani, magari, ce ne sarà uno che avrà voglia di farsi vedere sulle montagne.
Il Tour prosegue, insomma. Philipsen ha fatto festa, Yates ha superato l’influenza, e tutti sanno che adesso comincia il gioco vero, quello dove le Alpi decidono chi vince e chi va a casa con una medaglia di legno.

