Alcuni dipendenti del Consorzio di Bonifica di Mormanno, dopo aver ottenuto ingiunzioni di pagamento definitive dal Tribunale di Castrovillari, attendono ancora il versamento dei propri diritti economici, in gran parte relativi al trattamento di fine rapporto maturato alla conclusione del rapporto di lavoro.
Secondo quanto riportato dai legali dei lavoratori, il Consorzio non avrebbe mai risposto alle richieste di chiarimento e di pagamento avanzate dai dipendenti. L’unica comunicazione ricevuta sarebbe stata un foglio di carta affisso alla porta della sede legale di Mormanno, usato per informare i dipendenti della possibilità di richiedere l’inserimento del proprio credito nello stato passivo dell’ente.
A queste condotte, secondo i legali, si sarebbero aggiunte ulteriori omissioni del Consorzio, raccolte in una diffida penale con cui si chiede l’immediato adempimento, pena l’avvio di un’azione penale presso la Procura della Repubblica competente.
La diffida è stata notificata al Commissario liquidatore del Consorzio di Bonifica, ai componenti del Comitato di vigilanza, al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e all’Assessore competente Gianluca Gallo, individuati dai legali come massimi esponenti della Regione nella materia, per il ruolo avuto dall’ente regionale nella gestione del Consorzio e in quanto organo di vigilanza sullo stesso.
Gli avvocati Carmela Lanciano, Angela Rizzo e Livio Faillace, firmatari dell’atto, chiedono inoltre di sapere se la Regione Calabria abbia erogato al Consorzio di Bonifica di Mormanno somme di denaro destinate al pagamento del tfr dei dipendenti, pagamento che ad oggi risulterebbe ancora non avvenuto.
Nella diffida, indirizzata anche al Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini Settentrionali del Cosentino, ente in liquidazione coatta amministrativa a seguito della delibera di Giunta Regionale n. 343 del 10 luglio 2025, i legali richiamano la sentenza della Corte Costituzionale n. 130/2023, secondo cui il differimento del pagamento di tfs e tfr contrasterebbe con il principio costituzionale della giusta retribuzione.
Viene inoltre evidenziato il tempo trascorso, tre anni, dalla pubblicazione della legge regionale n. 39/2023 sulla soppressione dei consorzi di bonifica, e il mancato accantonamento delle somme relative al tfr, in contrasto con quanto riportato nelle certificazioni unificate consegnate ai dipendenti, che indicherebbero il tfr come “maturato e rimasto in azienda”.
I legali richiamano anche la sentenza della Cassazione Penale n. 36773/2023, relativa al reato di falso ideologico previsto dall’articolo 483 del codice penale nel caso in cui un datore di lavoro dichiari nella Certificazione Unica di aver versato il tfr senza che il pagamento sia mai avvenuto.
Nell’atto si chiede infine di chiarire se il sito istituzionale del Consorzio, risultato non accessibile, e le modalità di pubblicazione degli avvisi ai creditori siano da considerarsi irregolari, e si segnala che il Comitato di vigilanza non avrebbe finora rilevato le criticità contestate.
I firmatari della diffida invitano e diffidano gli enti e le autorità coinvolte, entro trenta giorni dal ricevimento dell’atto, ad adempiere alle omissioni contestate, a chiarire se la Regione Calabria abbia erogato somme al Consorzio per il pagamento del tfr, e a procedere al deposito dello stato passivo con la conseguente erogazione delle somme dovute. In caso contrario, i legali avvertono che sarà adita la Procura della Repubblica, con richiesta di risarcimento dei danni e valutazione di eventuali azioni di responsabilità.
