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Appello alla presidenza del Consiglio per il commissariamento della sanità calabrese

Illustrissimo Presidente,
Le scriviamo da ragazzi calabresi, orgogliosi di essere cresciuti nella propria terra. Alla luce delle notizie giunte agli onori di cronaca nelle ultime settimane è ormai evidente, agli occhi di tutti, che il nostro territorio stia vivendo uno stato di grave abbandono e degrado istituzionale. 

Siamo consci che la sanità della nostra bellissima terra versi in una ormai atavica situazione precaria, che l’emergenza coronavirus ha nuovamente messo in luce. Stiamo perdendo i nostri diritti ma non possiamo stare fermi a guardare. Abbiamo assistito alle inaccettabili dichiarazioni del commissario Cotticelli ad emittenti televisive ed abbiamo visto il diritto alla salute di tutti noi calabresi, costituzionalizzato dall’art. 32, ridursi a mero precetto programmatico. Allo scandalo che ne è derivato sono poi state aggiunte nuove misure: col decreto-legge Calabria, che sostituisce il decreto 35/2019, non solo si prolunga il commissariamento a 3 anni, ma se ne rafforzano anche i poteri. Da qui è seguita la nomina di altri due commissari in poco più di due settimane, che hanno avuto l’unico effetto di danneggiare ancor di più l’immagine della nostra terra. Dietro il silenzio del governo, le proposte rimaste carta bianca, l’incertezza che ancora viviamo, emerge un dato di fatto: la Calabria continua a rimanere zona rossa, non per colpe proprie o per indici di contagio sopra la media, quanto piuttosto per insufficienza strutturale dell’apparato sanitario regionale. A questo punto ci chiediamo, visti i risultati evidentemente fallimentari del commissariamento, se ancora oggi, nella nostra regione, valga la pena commissariare la sanità o se forse sia arrivato il momento di lasciare spazio e maggiore autonomia alla politica calabrese. Non abbiamo terapie intensive sufficienti né mezzi per affrontare l’emergenza. Non abbiamo un commissario che voglia portare questo fardello sulle spalle. Non abbiamo nulla se non l’amara consapevolezza che la nostra terra è ancora una volta abbandonata a sé stessa, lasciata al coraggio di quei pochi giovani calabresi che decidono di rimanere lì, dove hanno le loro radici, pur consapevoli che ad oggi, in questa situazione, il loro coraggio non basta. Ed è questo il motivo per cui ci siamo ritrovati a scriverle questa lettera. Per quanto possiamo avere forza, resistenza, caparbietà e voglia di cambiare le cose, tutto ciò senza un segnale forte di aiuto ed un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, non può trovare un seguito. Vogliamo che quei diritti fondamentali che spettano all’uomo in quanto tale, quell’uguaglianza, quel diritto alla vita, alla dignità di cui furono fautori i nostri padri costituenti ci siano a tutti gli effetti riconosciuti, vogliamo che la nostra classe politica possa assumersi la responsabilità di guidare il nostro territorio ad uno sviluppo, anche rispetto al tema della sanità. Ci ascolti, non si volti dall’altra parte. Abbia cuore e coscienza.
Azione Universitaria Calabria

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