Morano: “Guai a quel paese che ha per re un fanciullo”

Due consigli comunali, una linea ormai chiara e definita, una lampante pregiudiziale al dialogo e alla libera espressione consiliare. Il tentativo di evitare uno degli argomenti più corposi dell'ultima campagna elettorale, i lavori del progetto di imboschimento in località Serra. Sui palchi e nel primo consiglio comunale della nuova giunta, alle reiterate richieste puramente informative, rivolte al sindaco, su un argomento di interesse comunale, l'unico dato sull'inizio dei lavori è sempre e solo stato "settimana prossima". 

La realtà è che le assunzioni, ad oggi, consistono in 4 unità locali, le altre, in assenza di dati, si presume possano partire all'inizio dell'autunno. Se questi erano i termini e la portata del progetto, saranno giudici i lavoratori coinvolti. Da parte nostra ci auguriamo di poter essere smentiti da subito: il lavoro prima di tutto, ovunque esso sia possibile, fermo restando i diritti e la tutela delle persone coinvolte.
Il punto richiesto dal gruppo MoranoLab in consiglio comunale, “Imboschimento e creazione di aree boscate in loc. Serra di Morano Calabro: approvazione principi di tutela in materia di lavoro, sicurezza e previdenza”, altro non era che il tentativo legittimo da parte del Consiglio di “adottare risoluzioni, mozioni, ordini del giorno per esprimere la sensibilità e gli orientamenti nello stesso presenti su temi ed avvenimenti di carattere politico, sociale, economico, culturale, interpretando così gli intendimenti dei cittadini sugli eventi che interessano la comunità locale”, come testualmente recita l'art. 9 dello statuto comunale.
Diritto che il gruppo di maggioranza ha calpestato, stralciando il punto in questione, al fine di evitare una libera discussione, di ordine politico e sociale, che a loro deve pesare molto, anche alla luce delle aspettative create negli ultimi anni.
Si passa all’altro punto, riguardante l’istituzione della figura del Presidente del Consiglio con modifica dello statuto, anch’esso convenientemente liquidato perché vincolato al parere della commissione statutaria, non ancora formata ma che sarebbe nata da lì a pochi minuti.
La nostra proposta era di rimandare la questione ad un successivo consiglio, un impegno concreto ma bocciato dal gruppo De Bartolo. Forse perché una simile figura gli impedirebbe di interrompere in maniera pretestuosa e reiterata gli interventi del gruppo di minoranza, e di seguire la rituale formula: il sindaco sono io, è mia facoltà.
Un clima ostile al confronto democratico e paritario tra i consiglieri, proseguito anche durante la discussione della variazione di bilancio atta ad affidare alla locale Pro Loco la somma di € 4449,44 per l’attuazione delle manifestazioni estive del borgo. Una cifra la cui entità lascia abbastanza perplessi se commisurata alle esigenze e aspettative di una comunità che vorrebbe fare della vocazione turistica un attrattore e traino economico. La nostra proposta era di promuovere un bando pubblico, aperto alle associazioni locali, in maniera da finanziare con tali risorse i migliori progetti/eventi presentati; soprattutto perché qualsiasi finanziamento dovrebbe essere conseguenziale ad una proposta progettuale (inutile dire che la maggioranza ha dimenticato di metterla agli atti o quantomeno illustrarla).
Un passaggio delicato questo, poiché l’attuale Pro Loco, fermo restando i buoni propositi delle persone coinvolte, va contro la sua stessa natura associativa, è priva degli organismi direttivi e non riunisce i suoi membri da diversi anni. Senza dimenticare che una variazione di bilancio sarebbe stata plausibile per una giunta di nuovo insediamento, ignara della programmazione che l’ha preceduta. Come può un sindaco, in carica da 5 anni, non aver ancora programmato il calendario estivo? Oltre la coltre di fumo elettorale, l’ordinaria improvvisazione.
Noi rispettiamo e rispetteremo sempre il sindaco che i moranesi hanno eletto, ci saremmo augurati e pretendiamo che altrettanto sia fatto verso chi è stato parimenti investito di un ruolo istituzionale. Il consiglio è la casa di tutti i cittadini, ogni atto e indirizzo adottati devono essere ad essi illustrati. E’ un nostro dovere garantirlo.

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