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Rapani: «Garanzia giovani e Dota lavoro: dalla Regione prese per i fondelli»

Il coordinatore regionale di Fdi condivide la battaglia di Wanda Ferro e critica i mancati impegni.
CATANZARO • Sono circa 40.000 i tirocinanti giovani e meno giovani che, ormai da un anno, hanno aderito ed attinto ai bandi “Garanzia giovani” e “Dote lavoro”, oltre alle 2.000 aziende. Queste ultime sono state danneggiate più di tutti perché hanno accettato e garantito l’obbligo formativo, senza poter poi assumere in modo agevolato per carenza di fondi.

Un programma di portata nazionale – dichiara il portavoce regionale di Fratelli d’Italia – ideato e promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per offrire una chance ai giovani appartenenti alle categorie più svantaggiate, privi di occupazione e non impegnati negli studi.

Sono trascorsi oltre due anni da quanto Wanda Ferro, oggi deputato e ieri consigliere regionale, ha definito il progetto “un vero e proprio pastrocchio fatto di molte attese e poche concessioni, dove per concessione s’intende l’erogazione della retribuzione spettante ai giovani per il lavoro prestato, dovuta a tutti, ma spesso appannaggio di pochi eletti”.

C'eravamo illusi – insiste Rapani – in quanto la questione sembrava finalmente volgere a

 una giusta risoluzione dopo aver appreso dalla stampa che l’amministrazione regionale sembrava fosse riuscita a definire la questione. Ed invece, i tirocinanti nei giorni scorsi sono stati costretti a scendere in piazza per protestare, per vedersi riconoscere un proprio giusto e legittimo interesse.

La responsabilità dei gravi ritardi nei pagamenti – spiega ancora Rapani – accumulatisi nel tempo e seguiti poi da un totale stallo nelle procedure, non può che essere addebitata solo alla macchina amministrativa che gestisce, ma anche alla politica che dovrebbe preoccuparsi di programmare ed invece si sostituisce alla burocrazia.

In conclusione – termina il portavoce regionale di Fdi – chiediamo un intervento risolutore ed immediato, al fine di vedere riconosciuto il legittimo diritto dei lavoratori, evitando così l’ennesima mortificazione, un continuo sfruttamento ed ulteriori atti di protesta.

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