Rocca Imperiale: l'autovelox "d'oro" oggetto di scontro politico

 Autovelox comunale: una vera e propria gallina dalle uova d’oro che però, sulla destinazione degli oltre 5milioni di euro fatti incassare al comune negli ultimi due anni, fa litigare Maggioranza e Opposizione. Secondo una rivista specializzata il rilevatore di velocità di Rocca Imperiale, del tipo fisso e a raggi infrarossi per cui funziona anche di notte, installato dall’esecutivo precedente sulla S.S. 106 nel tratto a 4 corsie che attraversa il territorio comunale, è infatti al secondo posto in Italia per il suo fatturato annuo.

Un vero bancomat, insomma, per un comune di circa 3mila abitanti. Nonostante la sua grande generosità l’autovelox è stato però al centro di un vivace botta e risposta tra la Minoranza che all’epoca lo ha fatto installare e l’attuale Maggioranza che ne ha ereditato i benefici. Ebbene, secondo la Minoranza, nonostante le entrate milionarie che dovrebbe agevolare il compito dell’esecutivo, l’attività amministrativa sarebbe ferma al palo. «Abbiamo lasciato nelle mani di questa amministrazione un vero patrimonio». Ha affermato il capogruppo di Minoranza Giovanni Gallo con l’intento di contestare le difficoltà finanziarie lamentate dal sindaco Ranù. «Si tratta – ha aggiunto l’ex candidato a sindaco – di numeri da capogiro per un piccolo comune come Rocca in cui, nonostante queste risorse straordinarie, l’attività amministrativa non decolla e quel poco che si intravede è esclusivamente figlia della precedente amministrazione. Un esempio per tutti – ha concluso l’ex candidato-sindaco - è il Lungomare: abbiamo lasciato un progetto esecutivo che andava soltanto appaltato ma dopo quasi tre anni i lavori sono ancora in alto mare». Pronta la replica del sindaco Ranù: «La Minoranza consegna alla stampa dati falsi, frutto di mera fantasia, di confusione o, peggio ancora, di mala fede». Così il primo cittadino ha precisato che il 50% degli introiti se ne andrebbero per le spese di gestione dello stesso autovelox e con parte della rimanenza il Comune sarebbe impegnato ad onorare i debiti ereditati dall’esecutivo precedente, per cui dei 5milioni e mezzo incassati negli anni 2014-2015 nelle casse sarebbero riamasti solo 900mila euro. «In ogni caso – ha concluso Ranù dopo aver citato debiti ereditati (270mila euro a Poste Italiane e 200mila euro alla società di gestione dell’impianto) mi preme ribadire che lo spirito non è quello di fare cassa ma di prevenire sinistri mortali su una delle arterie più pericolose d’Italia che ne corso degli anni ha mietuto centinaia di vittime».
Pino La Rocca

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