Villapiana: interviene il sindaco Montalti per riaprire la Biovix

 
Risorgerà dalle sue ceneri per ridare lavoro ai villapianesi la Biovix, quella che in un primo momento doveva essere una fabbrica di enzimi chimici e dopo di pannelli fotovoltaici, ma che è miseramente fallita prima di aprire i battenti lasciando sul lastrico circa 100 operai? E’ l’operazione a cui sta lavorando alacremente il sindaco di Villapiana Paolo Montalti per provare a riaprire quell’opificio che sorge nell’area industriale di Santa Maria e che è stato posto sotto sequestro perchè i suoi titolari hanno incassato i fondi della Legge 488 (lavoro al Sud) senza aprire la fabbrica.

Il primo cittadino ci sta comunque provando e nei giorni scorsi si è recato a Brescia, sede legale della fabbrica sottoposta nel frattempo a varie inchieste giudiziarie condotte dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura della Repubblica di Castrovillari la quale ha disposto il sequestro della grande struttura industriale che dispone di un capannone di circa 10mila metri quadrati. Da allora la fabbrica è stata messa più volte all’asta per onorare il debito dei creditori. Aste che però sono andate sempre deserte, tanto che ora il prezzo è sceso a circa 1milione di euro e forse al comune conviene fare questo investimento. Proprio per questo l’avv. Montalti si è recato a Brescia per valutare insieme al curatore fallimentare e al Magistrato se ci sono le condizioni da parte del comune di acquisire l’opificio attraverso una transazione che riduca almeno del 50% quella cifra. Per riaprire la fabbrica attraverso una riconversione, il sindaco Montalti ha già avuto la proposta di un’impresa di Brescia, la “Tecnobuilding” che, dopo aver fatto un sopralluogo, ha fatto sapere di essere interessata a investire occupando la metà dell’opificio ritenuta sufficiente ad ospitare una fabbrica di assemblaggio di moduli abitativi ecologici (casette in legno). Si tratterebbe anche in questo caso di Green-Economy verso cui sembra proiettata l’economia mondiale del futuro. L’altra metà resterebbe nella disponibilità del Comune che, con i soldi incassati onorerebbe il muto da attivare con la Cassa DD.PP. per l’acquisto mentre l’altra metà dell’opificio servirebbe come rimessa per i mezzi della raccolta differenziata che sta per partire. Ma la cosa più importante è che la Biovix rinascerebbe dalle sue ceneri per dare lavoro ad almeno 40 operai contribuendo a ridurre la crescente piaga della disoccupazione.
Pino La Rocca

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