Villapiana: salvato un delfino arenato

 Soccorso e a fatica messo in salvo, da un surfista e da una appassionata di animali, un esemplare di delfino che si era spiaggiato sull’arenile di Villapiana: evidenti le lacune della burocrazia, decisivo l’intervento (volontario) dei due soccorritori e del Veterinario Bruno Romanelli di Trebisacce. Si tratta di uno dei tanti delfini, della specie “stenella”, che frequentano assiduamente il nostro mare, lungo circa un metro e mezzo, del peso di oltre 50 chilogrammi.

Ad avvistare per primo il delfino, sabato sera intorno alle 19.30 mentre praticava surf è stato Pasquale Zuccarelli il quale, resosi conto che l’animale era in difficoltà, con coraggio e notevole presenza di spirito, lo ha accompagnato verso riva tenendolo con la testa fuori dall’acqua per farlo respirare. Qui, mentre il surfista con l’aiuto di Beatrice Limonti, tengono a bada il delfino si forma subito il cerchio dei curiosi con gli immancabili flash, vengono allertati i soccorsi. «È strano – hanno scritto i due soccorritori improvvisati - come gli animali capiscano chi li voglia aiutare, perchè il delfino non dava segni di insofferenza anzi si faceva accarezzare e a volte emetteva dei suoni come una vera e propria richiesta d'aiuto». Sul posto dopo un paio d’ora arrivano le Forze dell’Ordine ma, nonostante gli accorati solleciti, dei soccorsi sanitari neanche l’ombra ma solo l’invito, via telefono, ad adottare la “procedura A” che prevede di liberare l’animale per farlo andare al largo. Operazione che non riesce perché l’animale non è autosufficiente. E allora i due soccorritori, dandosi il turno, tengono a bada il delfino che non è in grado di riprendere il largo. «Increduli, - si legge ancora nella nota dei due soccorritori - lo abbiamo lasciato e il delfino è stato sbattuto dalle onde a riva spiaggiandosi a pancia in su». A questo punto i due vengono informati che per la “procedura di soccorso B“, da parte del servizio pubblico, sarebbe giunta l'indomani mattina perchè non autorizzata dalla Guardia Costiera, con conseguenze facilmente immaginabili. A questo punto i due soccorritori, arrabbiati e delusi, trascinano di nuovo l'animale in mare. Il tempo scorre veloce. «A mezzanotte – scrivono ancora i due - i pubblici ufficiali se ne erano già andati da un'oretta, eravamo rimasti in acqua solo noi due mentre la folla dei curiosi a riva continuava a scattare foto. Eravamo disperati e senza una via d'uscita, ma non volevamo abbandonare quella povera creatura». Ecco che all’una di notte arriva la svolta decisiva. «Dopo svariati turni per tenere a galla il delfino che iniziava a mostrare gravi segni di debolezza, finalmente giungono sul luogo alcuni amici tra cui un Veterinario (il dr. Bruno Romanelli) che gli somministra finalmente le cure del caso facendolo riprendere quasi immediatamente. Lo portiamo quindi a largo con un mezzo di fortuna e all1.30 il delfino riprende subito a nuotare mettendosi autonomamente in salvo. Abbiamo le gambe e le braccia stanche, la febbre alta, ma siamo felici di dirvi che il delfino è salvo».
Pino La Rocca

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