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Trebisacce: incidente stradale, imputato assolto da omicidio colposo e condannnato solo per lesioni personali colpose

Accusato di omicidio colposo per aver causato la morte di N. C., di 84 anni all’epoca dell’incidente, a seguito di investimento stradale, il Giudice Monocratico presso il Tribunale di Castrovillari dr.ssa Ferrucci, accogliendo la tesi dell’Avv. Ninni Parise del Foro di Castrovillari, a circa 7 anni dalla data dell’incidente avvenuto il 29 settembre 2013, l

o ha assolto dal reato di omicidio colposo (Art. 589 C.P.) e lo ha condannato solo per lesioni personali colpose (Art. 590 C.P.). Imputato nel suddetto procedimento giudiziario è il Sig. L. G., 32 anni, di Trebisacce il quale, privo di patente per non averla mai conseguita, mentre a bordo della Fiat 600 faceva retromarcia all’incrocio tra Corso Vittorio e Via Lutri, ha investito il vecchietto che attraversava la strada sulle strisce pedonali, causandogli la rottura del collo del femore sinistro per cui, secondo quanto si legge nella memoria difensiva redatta dall’Avv. Parise, veniva condotto presso l’Ospedale di Rossano per gli accertamenti del caso. Successivamente, al fine di assicurare i trattamenti terapeutici necessari, l’anziano veniva trasferito prima all’Ospedale di Cosenza e poi presso il P. O. di Trebisacce. «Qui – si legge nella memoria difensiva del difensore dell’imputato - il decorso clinico del paziente, per come risulta inequivocabilmente dagli atti acquisiti nel corso delle indagini, risultava regolare fino al 5.11.2013 allorquando il paziente è caduto dal letto procurandosi gravi lesioni e, in particolare, la frattura di alcune costole. A quel punto – si legge ancora nella memoria difensiva - le condizioni cliniche dell’anziano si aggravano anche a seguito di sopravvenute gravi complicanze respiratorie sicuramente imputabili alle fratture costali subite in occasione della caduta dal letto». Sta di fatto che, a questo punto i familiari, constatata l’aggravarsi della situazione decidono, pare contro il parere dei medici, di trasferire il loro congiunto presso l’Ospedale di Castrovillari dove l’anziano è deceduto. A seguito del decesso, i familiari hanno sporto “istanza di punizione” alla Procura della Repubblica chiedendo che venissero accertate la cause effettive del decesso. A seguito della istanza, la Procura ha disposto una serie di accertamenti peritali conclusisi, in data 20 agosto 2015, con la richiesta di archiviazione nei confronti di medici e infermieri del “Chidichimo”. Di tutt’altro avviso le conclusioni del perito di parte dr. Nicola De Rasis il quale, nelle vesti di Medico Legale, ha sostenuto esserci un nesso di evidente causalità con la caduta dal letto dell’anziano attribuendo responsabilità dirette al personale sanitario. Sta di fatto che la Procura, in data 21 gennaio 2016, ha ribadito la richiesta di archiviazione nei confronti di medici e infermieri. «Tutto ciò premesso, – si legge nella memoria difensiva dell’Avv. Ninni Parise - anche alla luce di quanto emerso nel corso dell’istruttoria dibattimentale, la difesa dell’imputato ritiene che non è stata provata la responsabilità penale del suo assistito L. G. in ordine al reato di omicidio colposo allo stesso contestato: in particolare, - si legge - non è stato provato che tra l’incidente e la morte del vecchietto, sopraggiunta presso l’Ospedale di Castrovillari, vi sia un sicuro nesso di causalità. E questo, - sempre secondo il Legale, - perché vi sono 2 circostanze che hanno sicuramente interrotto il nesso di causalità tra l’incidente e l’evento-morte: -la prima è la caduta dal letto avvenuta presso il “Chidichimo” dalla quale sono derivate gravi lesioni che potrebbero avere autonomamente determinato le conseguenze mortali e la seconda circostanza è stato il trasferimento del paziente, contro la volontà dei sanitari, dall’Ospedale di Trebisacce a quello di Castrovillari. La morte dell’anziano N. C. – secondo l’Avv. Parise deve essere quindi ascritta ad un evento “nuovo, incommensurabile e del tutto eccentrico rispetto a quello originario”, e quindi a cause sopravvenute che hanno innescato un processo causale completamente autonomo…e come tale idoneo a determinare una interruzione del nesso di causalità tra l’incidente e l’evento mortale». Sta di fatto che il Giudice Monocratico, accogliendo la tesi dell’Avv. Parise, assolvendo l’imputato dal reato di omicidio colposo e condannandolo solo per lesioni personali colpose, ha corretto la giurisprudenza corrente portata il più delle volte a sancire il nesso di causalità tra il decesso e il suo evento originario. «Nel caso in esame, - ha commentato in conclusione l’Avv. trebisaccese Ninni Parise - non si tratta di imperizia o di negligenza medica collegata alle cure che “normalmente” vengono prestate ai pazienti, quanto invece ad un fatto “imprevedibile” ed “eccezionale”, sicuramente estraneo al “normale” percorso di cure e di assistenza che normalmente viene assicurato ai pazienti ricoverati in un Ospedale».
Pino La Rocca
  

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