Trebisacce: dipendente ASP denuncia presunta diffamazione a mezzo web


Finisce nelle mani degli avvocati e rischia di avere conseguenze imprevedibili la vicenda di un dipendente dell’Asp in servizio presso il CAPT di Trebisacce che, ritenendosi diffamato sul Web, ha presentato una dettagliata denuncia ai Carabinieri e dato incarico ad un legale per la tutela della sua immagine e di quella dell’azienda sanitaria e per chiedere, se la sua denuncia avrà esito favorevole, il risarcimento dei danni morali. 

Responsabile della presunta diffamazione a mezzo Web, una signora di origini campane ma residente a Trebisacce la quale, in compagnia della madre, nella mattinata del 3 agosto scorso si è recata presso lo Sportello CUP in cui presta servizio il suddetto dipendente per prenotare/eseguire un prelievo. Premesso che questo dipendente, come ha tenuto a precisare ai Carabinieri, opera su due postazioni operative dislocate in locali lontani tra loro, dalla denuncia presentata risulta che quel giorno, mentre la signora era in attesa del suo turno, lo stesso dipendente, dopo aver affidato alle infermieri presenti, l’incarico di ritirare le impegnative delle persone che erano in fila, ha dovuto lasciare temporaneamente il suo Sportello per andare a sostituire l’unico collega presente quel giorno allo Sportello CUP principale che, non essendo abilitato alla riscossione di denaro, aveva praticamente bloccato l’attività del CUP. Una responsabilità, questa, da ascrivere semmai alla superficialità di chi ha destinato a quel compito un impiegato che non aveva l’abilitazione necessaria alla riscossione di denaro. A questo punto la suddetta signora, indispettita per quanto si era verificato, con il suo telefonino ha subito scattato una foto dello Sportello privo del suo operatore e, appena recatasi a casa, l’ha postata sul Web accompagnandola con una severa reprimenda e denunciando il dipendente di abbandono del proprio posto di lavoro. Purtroppo sul Web, divenuto - purtroppo impunemente - un abusato terminale di tutte le cattiverie e le frustrazioni di questo mondo a cui prima o poi bisognerà trovare un rimedio, diverse altre persone, forse legittimamente scontente del malfunzionamento di alcuni servizi sanitari, si sono associati alla denuncia della signora rincarando la dose contro quel povero dipendente, facendolo andare in crisi e, a suo dire, provocandogli un grave choc psicologico che, dopo alcuni giorni e dopo aver raccolto tutti i commenti postati sul Web contro di lui, lo ha indotto a rivolgersi ai Carabinieri di Trebisacce per denunciare quanto accadutogli, riservandosi di rivolgersi ad un legale e di costituirsi in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. Morale della favola: comunque dovesse finire questa vicenda, occorre stare attenti ed evitare di usare il Web come una clava, perché “verba volant e scripta manent”, per cui un’offesa o una calunnia postata sul Web si configura come un reato di diffamazione a mezzo stampa ed è quindi, parimenti, perseguibile per legge.
Pino La Rocca 

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