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Il caso della professoressa del Liceo di Trebisacce finisce in Tribunale


TREBISACCE - Parole gravemente lesive, pesanti come le pietre, da una parte e dall’altra, e così il caso della professoressa del Liceo di Trebisacce, oltre che destare incredulità e scalpore nella comunità, finisce in Tribunale. «Costretta, suo malgrado a ragione della giovane età di molti interessati coinvolti, – scrive il legale di fiducia della professoressa a rivolgersi al Giudice di fronte alla barbarie con cui è stata attaccata con frasi oltraggiose e con menzogne di ogni genere fin da questa estate per non aver voluto cedere al ricatto di un manipolo di bulli senza scrupoli». 

«Che cazzo significa… firmate ste due sceme … mo io come devo fare ah? Mi devo fare storia italiano tutto m’aggia fa … vrigognit puttana marocchina i merd … (puttana puttana)».
Queste alcune delle frasi pronunciate nei confronti della professoressa e riportate letteralmente dal suo avvocato di fiducia prof. avv. Giovanni Brandi Cordasco Salmena di San Quirico che così argomenta la decisione di ricorrere alle vie legali anche contro il sindaco della città che è intervenuto nella scabrosa vicenda forse con l’intento di fare da mediatore.
«Di fronte all’ennesimo comunicato diffamatorio e calunnioso diramato dal sindaco della Città al Garante dell’Infanzia della Calabria e per il tramite di madame Fifì (sic!!) persino al Parlamento, la professoressa si è dovuta arrendere alla necessità di portare in Tribunale vicende che avrebbe voluto conservare nel suo cuore, rimproverando, se del caso nel segreto e nelle sedi opportune, proprio come una madre con i figli disciplinati ed indisciplinati».

A questo punto la professoressa ha dato incarico al suo legale il compito di rivelare la realtà dei fatti. «E’ fin troppo noto che il sindaco Franco Mundo, che si ostina nel porsi a gamba tesa in un contesto che non gli appartiene, ha diramato un libello in cui si accusa, solo ora, la Docente, di aver apostrofato i suoi studenti (sei) quali capre, ignoranti e balordi, minacciandoli di prenderli a calci in culo.
Relegare la notizia ad una fake-news accompagnata da una risata fragorosa sarebbe stata la cosa più opportuna, secondo il consiglio del suo legale, ma in un ambiente per molti versi provinciale, avvezzo alle dicerie ed alla chiacchiera da bar, il silenzio sarebbe stato interpretato come debolezza, se non addirittura quale acquiescenza.
Dunque, stante il carattere completamente infondato della nota, la professionista ha querelato il sindaco della città per i gravi reati che vengono posti in essere nella specie, il Garante dell’Infanzia, l’onorevole Bruno Bossio e gli altri soggetti che per un verso o per l’altro si riconducono alla vicenda. Si riserva invece di adire il Tribunale dei Minori contro i bulli e le bulle del piano, rimettendo alle autorità competenti le decisioni che intenderanno prendere nelle sedi opportune e, contro tutti costoro, si riserva di chiedere il risarcimento del grave danno fisico e morale, soprattutto di immagine, che sta patendo.
Delle lamentele dei bulli si è detto ad oltranza per cui è inutile insistervi. Nemmeno è il caso di ribadire che nessuna obiezione essi hanno rivolto alla Docente o al capo d’Istituto durante l’anno scolastico, nei consigli o nei numerosi colloqui con i genitori. L’uragano si è scatenato dopo gli scrutini quando alcuni di essi, due più degli altri, hanno avuto il sentore di dovere studiare il programma così come fanno i non bulli; insoddisfazione condivisa con i rimanenti facinorosi per niente soddisfatti del voto ricevuto, abituati com’erano alla “summa cum laude” delle valutazioni precedenti. A posteriori i bulli si sarebbero ricordati che durante una prova di livello (sic !!), che non è una verifica, la docente avrebbe furiosamente strappato il foglio quando in realtà sanno che la stessa ha cestinato le tracce che contenevano parti di programma non trattate.
Tutta la Classe ha capito le buone intenzioni della docente e si è scusata anche in presenza di altri docenti. Del tutto vi è agli atti ampia dimostrazione. Ciò nondimeno, secondo quanto riferisce la professoressa, i bulli hanno imposto con una violenza inaudita rispetto alla loro età e purtroppo con il sostegno di taluni docenti, parimenti deferiti dalla stessa all’Autorità Giudiziaria, un libello diffamatorio sottoscritto, all’epoca, da circa quindici studenti e dai loro genitori, dove però non si parla affatto di capre ignoranti e di calci in culo. Ricordi che evidentemente sono riaffiorati solo nei giorni scorsi davanti al sindaco-psicologo. I molti che non hanno voluto firmare, non essendovene ragione, hanno dovuto subire pesanti pressioni, ingiurie e maltrattamenti di ogni genere.
Dalle ampie prove raccolte risulta in modo palmare il modo diabolico con cui i bulli hanno passo passo congetturato il piano.
Ecco – secondo quanto scrive ancora il legale di fiducia della professoressa - come esordisce una bulla: «…E nel caso, non lo so, nel peggiore dei casi tra qualche giorno potremmo pure andare tutti in Segreteria e dire in maniera ufficiosa ovviamente così a voce che ce ne vogliamo andare l’anno prossimo, tipo una minaccia … ».
Ed ancora «…Ragà, in ogni caso una classe deve avere per forza più di sei persone quindi possono rimanere anche sei persone che la classe si perde comunque …». Ed ancora « … secondo me dovremmo dire che molti sono disposti a darle il cioè avere il nulla osta se cioè se lei non se ne va … », «alludendo – secondo l’avv. Cordasco-Salmena - anche alla docente coordinatrice della classe e ad altra sua collega quali partecipi e sostenitrici di tali proposte indecenti.
Ma vi è di più. Evidentemente ben consigliati, i bulli hanno cercato di alzare il tiro appigliandosi allo svolgimento dei programmi. Ma anche da questo punto di vista la stimata docente di Trebisacce, eccellenza della sua scuola, è risultata inattaccabile, per cui gli stessi e chi li allea sono stati costretti ad abbandonarsi a scontri cruenti all’interno del loro stesso gruppo»: «… Non mi dovete rompere più la minchia in questo gruppo di merda … la maggior parte siete dei bastardi di merda, questo siete, dei bastardi di merda … perché non gliel’hai detto davanti che storia non la doveva mettere …».
Così secondo il legale si sarebbe espresso «un bullo ad una compagna di classe, la quale piangendo risponde: «… Beh l’abbiamo fatta, lei però non la conta come storia, lei la conta come storia della letteratura. Lo vuoi capire o sei cretino? Qui il cretino sei tu …». E lo stesso risponde altra studentessa, anch’essa singhiozzando, accusata ed ingiuriata quale bastarda di merda per avere firmato il programma: «… noi l’abbiamo fatto … è quello che ha insegnato lei, lei le ha fatte ste cose, ce le ha chieste alle interrogazioni, ci abbiamo fatto i compiti, e vanno messe, noi le abbiamo fatte. Basta, stop, non ha senso perché lo avreste fatto tutti voi».
«Ma il peggio – continua l’avvocato - è toccato, come capita sempre con le vendette dei vili, contro alcune studentesse straniere. Per ciò stesso più deboli e comunque legate ad una cultura dove certi epiteti, anche di ordine morale, assumono, se possibile, una valenza più deprecabile. Rispetto al rifiuto di firmare il libello diffamatorio ecco come vengono aggredite: «…Ma che cazzo significa, ma mò voi lo dovete dire, dovete firmare … guagliò firmate … ste due sceme, firmate … ma siete handicappate, mo io come devo fare, mi devo fare storia italiano, tutto mi devo fare, ste due sceme …».
«Ecco rivelato – incalza l’avvocato di fiducia della docente - il sunto del problema, ecco il grave peccato della docente vilipesa: i bulli devono studiare tutto il programma. Ma non finisce qui. Attesa la fermezza delle ragazze nel non firmare il libello calunniatorio, le stesse sono state sottoposte ad un pressante stalking che ha reso necessario persino l’intervento dell’ambulanza a scuola.
Ecco qualche perla di saggezza dei bulli che pretenderebbero di tenere l’eccellente Liceo di Trebisacce sotto schiaffo: mentre uno esordisce “… infatti nei venti stai facendo ancora il terzo, vrigognit’ puttana marocchina i merd …; e l’altro gli fa da contrappunto … puttana, puttana … puzzulenta, zazzarosa, brutta … cu quale barcon’ hai vinut’ in Italia”; “ … e tanto cu sta promozione chi cazz fai ca quand finiscis a scola poi i sul a zappà a vign si na marucchina un ni trovis lavor … ».
Ed altre copiose parole, ancora. Inutilmente le stesse alunne hanno invocato protezione presso la reggente, la coordinatrice della classe ed altre docenti. Tutte le hanno ignorate, anzi le hanno suggerito che se non sopportavano la situazione potevano chiedere il nulla osta. Addirittura sia la coordinatrice che altre docenti ne consigliavano, per qualcuna delle stesse, trattamenti educativi speciali, in assenza di un qualsiasi riscontro di neuropsichiatria infantile. Solo la docente vilipesa si è schierata a loro fianco, evidenziando al contrario come nessuna di esse avesse necessità speciali ma anzi maturità e preparazione più che sufficienti. Fatto sta che l’allora reggente della scuola ha pensato bene di rimuovere la docente vilipesa dalla sua classe assegnandola ad altra (sc!!!) come se, ove fossero state vere le calunnie mosse, questa non fosse altrettanto degna di tutela.
Preso servizio, la Preside attuale ha voluto conoscere il caso in profondità ed ascoltate tutte le parti, compresi gli alunni vessati ed ha deciso, nel pieno delle sue facoltà, di annullare la Determina del precedente reggente che al di là del merito, è nata nulla in radice per tutta la serie di vizi di cui si è detto in abbondanza. Anzi valutata la prudenza ed il coraggio della docente vilipesa nel mettersi contro tutti per difendere i suoi studenti più bisognosi, ne ha deciso la nomina a Coordinatrice quale fattore di equilibrio e di garanzia per docenti e discenti.
Agli alunni, bulli e non bulli, ha suggerito persino la disponibilità di colloquiare con i referenti del CIC presso lo stesso Istituto in assenza di qualsiasi pressione degli adulti. Caduto il piano bizantino e ritiratosi man mano, i facinorosi, come i proci dalla casa di Penelope, sono insorte com’era prevedibile, le acerrime ripercussioni delle forze (endogene ed esogene) insite da sempre nel Liceo stesso, evidentemente frustrate dalla impossibilità, anche con il completo rinnovo dello staff del Dirigente, di mantenere quanto eventualmente promesso.
Da qui l’ultimo Dio di Heidegger, il sindaco Mundo, chiamato, secondo la docente, a fare il paladino di una giustizia bulla, comunque incapace di arretrare persino rispetto ai nuovi aneddoti aberranti dei calci in culo. Aneddoti che non spaventano né la Dirigente né la Docente vilipesa, le quali anzi attendono con impazienza gli Ispettori di madame Fifì onde rimandare al mittente le valanghe di fango che si stanno riversando sul Liceo.
Per il resto tocca adesso alla Magistratura, sede naturale in cui bisogna affrontare certe dinamiche, fare piena luce sulla questione. Noi lasciamo al sindaco, a madame Fifì ed al garante per la Calabria i processi sui social network. Per contro è stata chiesta apposita udienza al Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza. Tanto clamore per nulla: - ha concluso il prof. avv. Cordasco-Salmena - forse la vicenda poteva essere risolta ab initio dai genitori dei bulli, senza reggenti, sindaci, garanti e onorevoli. Forse, per l’appunto, con un calcio a tergo».

Trebisacce lì 10.10.’18 Prof. Avv. Giovanni Brandi Cordasco Salmena di San Quirico

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