
Il primo walking tour nel centro storico trasforma un piccolo borgo del Basso Jonio in un grande racconto di memoria, identità e rinascita. Dietro l’iniziativa la visione di Pasquale Crescente e dell’Associazione “Ricchizza”, che hanno scelto di restituire il paese ai suoi abitanti e ai suoi visitatori.
Ci sono esploratori che attraversano deserti, scalano montagne o si inoltrano nelle foreste alla ricerca di città perdute. E poi ci sono quelli che, senza frusta né cappello alla Indiana Jones, scelgono di cercare tesori molto più vicini, ma infinitamente più preziosi: quelli nascosti nella memoria di una comunità.
A Pietrapaola il tesoro non era sepolto sotto la sabbia. Era sotto gli occhi di tutti. Bastava qualcuno disposto a raccontarlo.
È cominciata così, quasi in punta di piedi ma con il peso simbolico delle grandi prime volte, la prima visita guidata nella storia del centro storico di Pietrapaola. Un evento che potrebbe sembrare una semplice passeggiata tra vicoli e piazze, ma che in realtà rappresenta molto di più: il momento in cui un paese ha deciso di guardarsi allo specchio e di riscoprire la propria anima.
A fare da guida è stato Pasquale Crescente. Più che un semplice accompagnatore, un moderno Virgilio che, invece di condurre anime nell’aldilà, ha preso per mano i suoi ospiti e li ha accompagnati in un piccolo Paradiso di pietra, storia e memoria chiamato Pietrapaola. Un luogo dove il cielo sembra più vicino e il tempo ha ancora il passo lento dei ricordi.
Vicepresidente dell’Associazione “Ricchizza di Pietrapaola”, Pasquale è stato il vero ideatore di un progetto che nasce dall’amore profondo per la propria terra. Al suo fianco il presidente dell’associazione, Vincenzo De Vincenti, e una squadra di volontari che ha trasformato un’intuizione in una giornata destinata a lasciare un segno.
L’idea è semplice solo in apparenza: accompagnare gli ospiti del Villaggio Il Carlino, grazie alla preziosa collaborazione del responsabile di questa struttura, Egidio Ippolito, lungo un itinerario che non attraversa soltanto le strade del borgo, ma percorre secoli di storia, tradizioni e identità. Un servizio navetta gratuito, organizzato con il contributo degli amici di Crescente, ha consentito ai visitatori di raggiungere il centro storico e vivere un’esperienza che nessuno, prima d’ora, aveva mai pensato di proporre in maniera così organica.
E forse è proprio questo il dato più sorprendente.
Pietrapaola esiste da secoli. Le sue origini affondano nella storia antica della Calabria, in un territorio abitato già dai Bretti e successivamente modellato dall’età medievale. Eppure, dalla fondazione del borgo fino a oggi, nessuno aveva organizzato una visita guidata strutturata capace di raccontarne il patrimonio storico, artistico e umano.
È stato necessario aspettare il 2026 perché qualcuno comprendesse che il vero monumento di Pietrapaola non è un singolo edificio.
È l’intero paese.
Camminare tra le sue vie significa entrare in un luogo dove il tempo ha scelto di rallentare. Le pietre consumate raccontano il passaggio di generazioni; gli archi sembrano custodire segreti tramandati sottovoce; i portali antichi parlano di famiglie, mestieri, partenze e ritorni. Ogni scorcio si apre come una finestra sul Mar Ionio, mentre il vento risale lentamente le stradine acciottolate, quasi volesse accompagnare il visitatore in un dialogo continuo tra passato e presente.
Il percorso ideato da Pasquale Crescente non è stato una semplice lezione di storia locale.
È stato un racconto.
Da Piazza Rio all’Arco del Cimitero, passando per l’Arco del Colonnello, fino alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, ogni tappa ha restituito un frammento dell’identità del borgo.
Poi il viaggio si è spinto verso uno dei luoghi più affascinanti dell’intero territorio: la Grotta del Principe.
Ricavata nella cosiddetta Rupe del Salvatore, questa straordinaria cavità scavata nella roccia conserva ambienti comunicanti, affreschi e incisioni rupestri che alimentano da secoli racconti, studi e suggestioni. È uno di quei luoghi nei quali storia e leggenda convivono senza mai disturbarsi, lasciando al visitatore il piacere della scoperta.
Poco oltre si erge la Rupe Castello, autentico simbolo di Pietrapaola.
Pasquale Crescente l’ha descritta con un’immagine semplice ma potentissima: una chioccia che protegge i suoi pulcini. E quei pulcini sono le case del centro storico, raccolte ai piedi della grande rupe come se cercassero ancora oggi la protezione della montagna che per secoli ha difeso il paese dagli assalti provenienti dal mare.
È una metafora che vale più di molte pagine di storia.
Perché racconta il rapporto quasi materno tra il borgo e il suo paesaggio.
Il viaggio è poi proseguito dentro l’antico frantoio di Giovanni Urso, oggi trasformato in un piccolo museo della memoria, e lungo i murales che colorano le strette viuzze del paese, trasformando le pareti in pagine di un libro a cielo aperto.
Ogni sosta diventava occasione per fermarsi.
Non soltanto ad ascoltare.
Ma a osservare, a respirare, a capire.
Perché Pietrapaola non si visita con la fretta del turista.
Si ascolta, si attraversa lentamente, si lascia entrare.
Dietro tutto questo c’è il lavoro silenzioso dell’Associazione “Ricchizza”, che da tempo porta avanti un progetto di valorizzazione culturale del borgo. Un impegno condiviso da numerosi volontari – Venanzio Parrotta, Domenico Madera, Vincenzo Arcangelo, Vincenzo Costantino, Pino Pugliese, Mario Romeo, Gina Romeo, Domenico Scorpiniti e persino Helmut, ingegnere tedesco ormai “pietrapaolizzato” – ai quali si è aggiunta la partecipazione delle istituzioni, rappresentate dal consigliere comunale Eugenio D’Andrea.
La giornata si è conclusa nel modo più autentico possibile: attorno a una tavola.
Con i sapori della tradizione locale che hanno raccontato il territorio quanto e forse più delle parole. E infine con la musica del maestro Franco Pugliese, capace di trasformare il tramonto su Pietrapaola nell’ultima pagina di un racconto collettivo.
Le parole con cui Pasquale Crescente ha salutato gli ospiti spiegano forse meglio di qualsiasi cronaca il senso dell’intera iniziativa.
«Abbiamo dato il via a un percorso culturale che non si conclude con questa passeggiata. Come “Ricchizza” siamo impegnati su più fronti, con un unico obiettivo: rivalutare il nostro piccolo ma interessantissimo borgo.»
Ed è proprio qui che questa storia supera i confini di Pietrapaola.
Perché i piccoli borghi italiani non muoiono quando perdono abitanti; muoiono quando smettono di essere raccontati.
Ogni visita guidata, ogni vicolo riscoperto, ogni storia restituita alla memoria collettiva è un gesto di resistenza contro l’oblio.
Pietrapaola, ieri, non ha semplicemente accolto un gruppo di turisti.
Ha aperto una porta e ha ricordato a tutti che esistono luoghi dove il tempo non si è fermato.
Ha semplicemente imparato ad aspettare qualcuno disposto ad ascoltarlo.
E quando il sole ha cominciato a scivolare dietro i tetti in pietra, nessuno aveva davvero l’impressione di aver partecipato a una semplice visita guidata. Era successo qualcosa di diverso.
Per qualche ora, il tempo aveva smesso di correre.
I vicoli avevano ripreso a parlare. Le pietre avevano restituito i loro ricordi. Le grotte avevano custodito ancora una volta i loro misteri. E la Rupe Castello, immobile da secoli, aveva continuato a vegliare sul paese con la pazienza di chi sa che la storia non appartiene al passato, ma a chi ha il coraggio di raccontarla.
Forse è questo il vero miracolo di Pietrapaola.
Non mostra monumenti da cartolina; regala appartenenza.
E chi arriva da forestiero, spesso riparte con la sensazione di aver ritrovato un luogo che, senza saperlo, gli apparteneva già.
Merito anche di chi, come Pasquale Crescente e l’associazione Ricchizza, ha deciso di non lasciare che il silenzio coprisse la memoria. Perché ogni paese rischia di morire due volte: quando si svuota delle persone e quando nessuno ne racconta più la storia.
A Pietrapaola è accaduto il contrario.
Qualcuno ha riaperto una porta.
E dietro quella porta non c’era soltanto un borgo: c’era un mondo.
Un mondo fatto di vento, di pietra, di ulivi e di mare. Un mondo che aspetta soltanto di essere percorso, un passo dopo l’altro.
Perché, in fondo, le favole non sono scomparse: hanno semplicemente cambiato indirizzo.
E una di loro, da ieri, abita tra i vicoli di Pietrapaola!

