
Per non dimenticare l’orrore del rogo di Amendolara le Sinistre Unite dell’Alto Jonio Cosentino e della Sibaritide, appellandosi alla pietà umana e alla sacralità della vita, chiedono ai Sindaci dei Comuni del Comprensorio che va da Rocca Imperiale a Corigliano-Rossano la proclamazione condivisa di una giornata di lutto cittadino
attraverso il quale onorare la memoria dei quattro giovani migranti bruciati vivi dai caporali per aver osato chiedere il rispetto di un misero contratto di lavoro. Lo hanno chiesto ai Sindaci attraverso una richiesta sottoscritta e diffusa dal Prof. Pasqualino Corbo a nome e per conto delle Segreterie delle seguenti sigle: -Alto Jonio Sinistra Italiana; -Circolo Territoriale PRC “N. Coverti” Trebisacce; -CGIL Pollino-Sibaritide-Tirreno; -CGIL FLC Cosenza; -Collettivo Territoriale NOI (Nuova Onda Ionio); -“Sinistra al Quadrato” Trebisacce e -Unità Popolare Amendolara. “Auspicando che le indagini sappiano e vogliano risalire ai mandanti nascosti della strage di lavoratori stranieri consumatasi sulla famigerata S.S. 106, – scrivono all’unisono le “Sinistre Unite rivolte ai Sindaci – chiediamo che tutti i Comuni del’Alto Jonio e della Sibaritide riconoscano come propri figli, come lavoratori e come cittadini questi poveri morti ammazzati, dichiarando giornate di LUTTO CITTADINO che ne onori la memoria e risvegli le troppe coscienze assopite. Se umanità e civiltà non bastano più, – incalzano i dirigenti delle suddette sigle dichiarandosi fiduciosi in un positivo riscontro della richiesta – almeno lo si faccia per riconoscenza per ciò che queste persone venute da lontano per un futuro migliore fanno per incrementare il nostro P.I.L. regionale”. Tutto questo, ovviamente, non servirà a nessuno per lavarsi la coscienza e mettersi alle spalle l’orrore di un misfatto disumano compiuto in danno di persone sostanzialmente buone “che – come si è saputo – offrivano le fragole ai vicini, che vivevano in 10 in una casa e che ogni giorno affrontavano l’inferno nei campi per portare a casa un misero salario che alla fine non gli veniva neanche corrisposto”, ma è il minimo che si possa fare per evitare che, dopo lo sgomento suscitato dall’atroce cronaca nera, questi giovani venuti da lontano, oltre che nella vita, vengano trattati come “figli di nessuno” anche da morti.
Pino La Rocca

