
Leggendo il comunicato della maggioranza, significativamente intitolato “Adesso Basta”, si resta colpiti. Non per il dissenso politico — legittimo e salutare in democrazia — ma per il tentativo maldestro di trasformare una critica documentata in una presunta aggressione personale e istituzionale.
Dopo il nostro articolo sul bando ex art. 110 del TUEL, corredato da atti amministrativi e riferimenti normativi precisi, è arrivata una replica dal tono più nervoso che politico: “ADESSO BASTA”.
ALTRIMENTI!!!? È una minaccia? Bisogna forse avere paura? Più che una risposta politica è sembrato uno sfogo nervoso, intimidatorio. Perché quando una maggioranza sente il bisogno di dire “basta” a chi esercita il controllo democratico, il problema non è l’opposizione: è la difficoltà di convivere con il confronto.
Comprendiamo l’imbarazzo del sindaco, politicamente capace di attraversare ogni stagione ideologica con sorprendente disinvoltura: da comunista integerrimo a forzista d’occasione, con la rapidità di chi cambia giacca senza nemmeno sgualcirla.
E allora viene spontaneo chiedersi cosa significhi davvero quel “basta”. Si vuole intimidire chi legge gli atti amministrativi? Si vuole far passare il messaggio che l’opposizione debba tacere? Oppure eliminare ogni forma di confronto politico in questa città?
Perché a Cassano il problema sembra non essere più rappresentato dalle contraddizioni amministrative o dalle evidenti incoerenze politiche. Il problema, ormai, è l’esistenza stessa di un’opposizione che studia le determine, controlla gli atti e pone domande.
A proposito di opposizione, il sindaco farebbe bene a guardare dentro la propria maggioranza, che in meno di un anno ha già offerto uno spettacolo di contraddizioni plateali. Farebbe bene anche a guardarsi attorno: il consenso comincia inesorabilmente a sfilacciarsi.
Noi siamo sempre stati abituati al confronto politico vero. Non siamo mai scappati davanti alle accuse o alle campagne costruite ad arte contro uomini ed esperienze amministrative. Abbiamo sempre risposto nel merito, con la politica e con il confronto democratico. Possiamo avere molti difetti, ma non quello dell’ipocrisia.
Per questo sorprende il vittimismo isterico di una maggioranza che, appena viene criticata, reagisce come se fosse vittima di una persecuzione personale. Eppure, il sindaco Gianpaolo Iacobini era stato eletto nel nome della legalità, della meritocrazia, della trasparenza e della discontinuità: parole ripetute ossessivamente in campagna elettorale come simbolo di una presunta superiorità morale rispetto alle amministrazioni precedenti.
Molti ci hanno creduto davvero. Poi, però, arriva la realtà amministrativa. E lì la coerenza evapora rapidamente.
Il nostro articolo sul bando ex art. 110 non era una polemica social né una battaglia personale contro il sindaco. Era un semplice atto di controllo democratico. Un’opposizione seria dovrebbe fare esattamente questo: verificare se chi governa stia rispettando i principi che aveva promesso di difendere o se, invece, l’amministrazione venga piegata alle convenienze politiche del momento.
Resta un dato difficilmente contestabile: quattro figure tecniche tra ingegneri e architetti risultano quotidianamente mortificate e sotto-utilizzate. Evidentemente colpevoli di non aver ancora abiurato al passato e di essere considerate troppo vicine alla precedente amministrazione. Altro che “mole di lavoro” e “procedimenti rilevanti”.
Stia tranquillo il sindaco: tutti hanno compreso le vere motivazioni di questo ritorno al passato. Soprattutto quei giovani che si erano lasciati incantare dal vento del presunto “CAMBIA-MENTE”.
Ed è qui che la maggioranza entra in cortocircuito. Perché invece di rispondere nel merito, sceglie il più classico degli schemi: non smentire gli atti, ma delegittimare chi li solleva.
Un copione antico quanto il potere stesso. Quando mancano le argomentazioni, l’avversario diventa “aggressivo”, “tossico”, “destabilizzante”. E così il dibattito sparisce, lasciando spazio alla rappresentazione vittimistica di un potere assediato.
Nel frattempo, il consigliere Antonello Avena continua a distinguersi per dichiarazioni superficiali e intrise di rancore politico, nel disperato tentativo di ritagliarsi uno spazio mediatico. Una curiosa forma di opposizione: formalmente contro la maggioranza, ma sostanzialmente sempre pronta ad accompagnarne le traiettorie politiche, assumendo sempre più i contorni di un “portabagagli” in eterna attesa di un pacco che non arriva mai.
Noi non apparteniamo alla scuola del buonismo da telecamera e della spietatezza dietro le quinte. Non siamo tra quelli che hanno incoraggiato campagne diffamatorie o “personaggi” costruiti esclusivamente per colpire e denigrare l’avversario politico.
Noi crediamo ancora nella politica vera: quella fatta di confronto, anche duro, ma sui programmi, sugli atti amministrativi e sul futuro della città.
Ed è forse proprio questo che oggi crea disagio: l’esistenza di un’opposizione che non si limita ad arredare il Consiglio comunale o a partecipare educatamente alla liturgia istituzionale. L’opposizione serve a controllare, verificare, contestare quando necessario e porre domande scomode. Anche a costo di risultare fastidiosa.
E infatti, ogni volta che questa maggioranza viene messa in difficoltà, il risultato è sempre lo stesso: benaltrismo automatico. Noi parliamo del presente, loro evocano continuamente il passato, come se amministrare significasse guidare guardando soltanto nello specchietto retrovisore.
A quasi un anno dal tanto sbandierato “CAMBIA-MENTE”, si può serenamente affermare che tra l’amministrazione uscente e quella attuale esiste una distanza abissale. In questo anno è tornato in voga un certo parassitismo politico che qualcuno aveva provato a spazzare via con una potente “aspirapolvere” amministrativa.
Fa poi sorridere sentir parlare di “attacchi personali” e “mancanza di rispetto istituzionale” da chi rappresenta una delle figure più trasformiste della politica cittadina: comunista ieri, giornalista vicino alle gerarchie ecclesiastiche dopo, oggi interprete devoto del centrodestra regionale. Non è un insulto. È semplicemente una biografia politica.
Così come è un dato politico che certi ambienti vicini all’attuale maggioranza siano stati storicamente molto abituati a dossier, attenzioni verso procure, processi mediatici e campagne di delegittimazione personale. Un modo di fare politica che non ci appartiene e non ci apparterrà mai.
Il nostro gruppo politico, sia al governo sia oggi all’opposizione, ha sempre privilegiato il confronto democratico rispetto alla distruzione personale dell’avversario. E forse il vero trauma della maggioranza è proprio questo: trovarsi davanti un’opposizione vera, organizzata, preparata e soprattutto scomoda.
Perché la sensazione crescente è che questa amministrazione non abbia ancora trovato un equilibrio politico. Ogni critica viene vissuta come un’aggressione. È il segno tipico di un potere fragile, più impegnato a difendersi che a costruire.
Ma la democrazia funziona esattamente al contrario. L’opposizione non nasce per applaudire la maggioranza. Nasce per controllarla. E continueremo a farlo con gli strumenti della politica, del confronto democratico e della lettura rigorosa degli atti amministrativi.
Perché gli slogan passano. Le polemiche pure. Gli atti, invece, restano. E prima o poi parlano sempre.
Politica Corretta
Cassano all’Ionio, 20/05/2026

