
Che fine faranno le cosiddette Case di Comunità da realizzare, e in minima parte realizzate, a Rocca Imperiale e Villapiana con fondi del PNRR?
Che fine ha fatto, inoltre, l’Ospedale di Comunità che, sempre con fondi comunitari, dovrebbe sorgere a Trebisacce? Se lo chiedono in tanti dopo aver appreso che il 31 dicembre 2026 i provvidenziali fondi del PNRR non ancora utilizzati per le lungaggini burocratiche e/o per cattiva organizzazione si interrompono. Sono stati accantonati? Possono bastare a completare i lavori? O bisognerà restituirli al mittente? In realtà le Case di Comunità (63 in Calabria) dovrebbero essere delle nuove strutture socio-sanitarie definite “di prossimità” destinate ad integrare la medicina territoriale, mentre gli Ospedali di Comunità, (20 in Calabria) dovrebbero essere delle nuove strutture residenziali “di breve degenza” con 20/30 posti-letto. Una sorta di ponte, insomma, tra assistenza domiciliare e gli Ospedali. Il problema però è che, nonostante siano passati ben 5 anni dall’avvio delle procedure, su 63 Case di Comunità da realizzare in Calabria ex novo e altre da ospitate in edifici già esistenti e da adeguare, secondo AGENAS solo 2 sono operative, mentre dei 20 Ospedali di Comunità previsti nello stesso Piano uno solo, sempre secondo AGENAS, è in funziona. Una sorta di miraggio, insomma, una bolla di sapone che rischia di scontrarsi con la triste realtà in cui versa la sanità calabrese e di moltiplicare all’infinito il numero delle famigerate “incompiute” calabresi. Ad onor del vero ognuna di queste tre realtà territoriali ad oggi presenta situazioni diverse ma tutte indecifrabili, confuse, non completate e seriamente candidate a diventare altrettante cattedrali nel deserto. A Rocca Imperiale, per esempio, l’esecutivo comunale, a fronte di 1milione69mila euro di finanziamento ha deciso di ristrutturare il Poliambulatorio di Contrada Tavolaro che sorge lungo la Provinciale 147 e che ha una superficie di circa 800 mq. al coperto. Ma i lavori procedono a singhiozzo e finora sarebbe stato impegnato solo il 10% delle risorse, tanto che l’amministrazione comunale in carica nei giorni scorsi ha chiesto un incontro con gli attuali vertici dell’Asp per fare il punto sui tempi di completamento e sull’effettiva attivazione della struttura sanitaria prevista dal PNRR. Non molto dissimile la situazione di Villapiana dove tutto è fermo anche per via della consultazione elettorale. Qui l’esecutivo comunale del tempo, volendo accelerare i tempi, ha deciso di acquistare, con fondi di bilancio pari a circa 500mila euro, una struttura privata già esistente nell’area industriale di Santa Maria del Monte che, da quanto si è saputo, è pressoché ultimata per la parte strutturale ma che, secondo le Opposizioni del tempo, presenta in partenza notevoli criticità nella sua ubicazione considerata eco-incompatibile con l’area industriale. Comunque sia anche qui i lavori sono fermi e nessuno al momento è in grado di fare chiarezza sul suo futuro, anche perché il sito istituzionale della Regione dedicato a questi fondi risulta chiuso da tempo. C’è poi la situazione, ancora più incerta e nebulosa, del cosiddetto Ospedale di Comunità che dovrebbe nascere all’interno e in affiancamento al “Chidichimo”. Un “Ospedale di Comunità” dentro un “Ospedale Generale”, non uno ma due presidi sanitari insomma, uno dentro l’altro, un avamposto di medicina territoriale all’interno di un presidio sanitario codificato. Sembra davvero fantascienza ma qui almeno si lavora e sono in corso da alcuni mesi imponenti lavori di ristrutturazione che, secondo le frammentarie comunicazioni istituzionali, sarebbero destinati a riqualificare e adeguare il Pronto Soccorso che nel frattempo è stato de-localizzato all’ingresso-sud proprio per facilitare i lavori. Ma i lavori riguardano il Pronto Soccorso o il cosiddetto Ospedale di Comunità che secondo l’occhio vigile del Partito di Rifondazione Comunista Circolo Territoriale “Niccolò Converti” verrebbe barattato con il Reparto di Chirurgia Ambulatoriale Day Surgery” previsto al IV Piano del “Chidichimo” nel Piano Sanitario Regionale? Domande pertinenti e legittime, queste, che attendono risposte altrettanto doverose perché in questa fase di confusione generale, c’è il rischio di distrarsi rispetto alla riapertura del “Chidichimo” quale Ospedale Generale sancito dalle reiterate sentenze del Consiglio di Stato rimaste finora lettera morta.
Pino La Rocca

