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L’INTERVISTA | Pingu’s English conquista Corigliano Rossano: boom di iscrizioni dopo un anno

Posted on Maggio 15, 2026 By I&C

A un anno dall’apertura, Pingu’s English a Corigliano Rossano si presenta come una delle esperienze educative più seguite del territorio. Un progetto nato con l’obiettivo di introdurre un modello internazionale per l’infanzia e che, nel giro di pochi mesi, ha attirato l’attenzione di tante famiglie alla ricerca di un percorso moderno, bilingue e attento alla crescita dei bambini. In questa intervista, il centre manager Giovanni Galluzzo racconta risultati raggiunti, metodo educativo e visione futura di una scuola che punta su innovazione, natura, relazioni e apprendimento in inglese fin dai primi anni di vita.

A un anno dall’apertura, che tipo di realtà è oggi questa scuola? Che identità ha assunto nel territorio?

«È diventata una realtà riconosciuta, solida e innovativa, capace di portare nel territorio un modello educativo internazionale e contemporaneo. Le famiglie la percepiscono come una scuola affidabile, curata e pedagogicamente avanzata, in cui i bambini crescono sereni, curiosi e immersi in un ambiente bilingue naturale.”

I risultati vengono definiti “oltre ogni previsione”: quali sono gli elementi concreti che lo dimostrano?

«Fin dai primi mesi abbiamo osservato segnali che hanno superato ogni aspettativa: la risposta delle famiglie è stata immediata e crescente, con un numero di iscrizioni superiore alle previsioni iniziali. I bambini hanno mostrato progressi sorprendenti, soprattutto sul piano linguistico e relazionale, dimostrando una naturalezza nell’uso dell’inglese che solitamente si osserva dopo periodi molto più lunghi. Anche il territorio ha riconosciuto il valore del progetto, generando un’attenzione e un coinvolgimento che non erano affatto scontati. Tutto questo racconta un risultato che è andato ben oltre ciò che immaginavamo all’inizio».

Il bilinguismo precoce è uno dei pilastri. Che cambiamenti osservate nei bambini già nei primi mesi?

«Nei primi mesi abbiamo notato che i bambini mostrano una sorprendente capacità di assorbire la lingua in modo naturale: riconoscono i suoni, comprendono le routine, rispondono spontaneamente alle istruzioni e iniziano a utilizzare parole senza alcuna forzatura sia a scuola che a casa, come riferito dai genitori. Si nota anche un aumento della flessibilità cognitiva, della curiosità e della sicurezza nel comunicare. L’inglese diventa parte del loro quotidiano, non un’attività separata».

Si parla di competenza quasi nativa dopo tre anni: quanto è realistico questo obiettivo e da cosa dipende?

«È un obiettivo realistico quando l’esposizione è costante, immersiva e di qualità, come avviene nel nostro modello. La competenza quasi nativa dipende dalla continuità del percorso, dalla ricchezza delle esperienze comunicative e dalla naturalezza con cui la lingua viene integrata nella vita quotidiana. Non si tratta solo di “parlare inglese”, ma di pensare e agire anche attraverso l’inglese».

Il modello educativo unisce Montessori, Reggio Emilia, scuola forestale svedese e sistema britannico. Come si traduce nella pratica quotidiana?

«Nella quotidianità questo è il metodo Pingu’s English che si traduce in ambienti curati e pensati per favorire autonomia, in attività che nascono dall’osservazione dei bambini, in un forte legame con la natura e in una presenza costante dell’inglese come lingua viva. Ogni approccio contribuisce a creare un’esperienza educativa completa: strutturata ma flessibile, intenzionale ma rispettosa dei tempi individuali, ricca di stimoli ma mai sovraccarica».

Le classi sono omogenee per età e con numeri contenuti. Quanto incide questa scelta sulla qualità dell’apprendimento?

«Questa scelta incide in modo determinante. Gruppi piccoli e omogenei permettono di progettare attività mirate, di osservare con attenzione ogni bambino e di costruire relazioni stabili e significative. L’apprendimento diventa più profondo perché ogni bambino viene seguito con cura, senza dispersioni e senza pressioni».

Lo spazio esterno ha un ruolo centrale. Che valore ha l’apprendimento all’aperto nel percorso dei bambini?

«L’apprendimento all’aperto offre ai bambini un contesto ricco, autentico e stimolante. All’esterno sviluppano autonomia, motricità, capacità di problem solving e una relazione sana con l’ambiente. La natura diventa un laboratorio vivo, dove ogni esperienza è concreta, sensoriale e profondamente significativa., il tutto condito ovviamente dalla lingua inglese».

STEM, coding, arte e musica già dai tre anni: come reagiscono i bambini a queste attività?

«I bambini reagiscono con entusiasmo e naturalezza, perché le attività sono proposte in forma ludica e sensoriale. Non percepiscono discipline complesse, ma occasioni per esplorare, creare, collaborare e sperimentare. È sorprendente vedere quanto velocemente interiorizzino logiche, ritmi, sequenze e linguaggi diversi».

Il rapporto con le famiglie è continuo grazie all’app. Che tipo di riscontro ricevete dai genitori?

«I genitori apprezzano molto la trasparenza e la possibilità di seguire da vicino la giornata dei loro figli. L’app crea un dialogo costante che rafforza la fiducia e permette alle famiglie di comprendere il valore pedagogico delle attività. Il riscontro è estremamente positivo: si sentono parte di una comunità educativa, non semplici spettatori».

Anche l’alimentazione segue criteri precisi. Quanto conta questo aspetto nel progetto educativo complessivo?

«L’alimentazione è parte integrante del progetto educativo. Non riguarda solo il benessere fisico, ma anche l’educazione al gusto, alla varietà e all’autonomia. Mangiare bene, in un contesto sereno e rispettoso, contribuisce alla crescita globale del bambino e rafforza l’idea che ogni momento della giornata abbia un valore formativo».

Qual è il valore aggiunto del collegamento con la sede centrale di Milano?

«Il collegamento con la sede centrale garantisce formazione continua, supervisione pedagogica e standard qualitativi elevati. Significa avere alle spalle una rete solida, aggiornata e in costante evoluzione, capace di sostenere la scuola e di arricchire il lavoro quotidiano con competenze e strumenti sempre nuovi».

Se dovesse spiegare a chi non la conosce cos’è davvero questa scuola, in poche parole, cosa direbbe?

«Direi che questa scuola è un luogo in cui l’infanzia viene trattata con un rispetto raro: un ambiente internazionale, moderno e profondamente umano, dove ogni bambino è accompagnato a crescere secondo i propri tempi, le proprie curiosità e il proprio potenziale. È una scuola che unisce il rigore pedagogico alla dolcezza delle relazioni quotidiane, dove il bilinguismo non è un obiettivo imposto, ma una condizione naturale che nasce dal vivere ogni giorno immersi in due lingue e due culture. È un contesto in cui i bambini imparano facendo, esplorando, osservando, creando, sbagliando e riprovando, sostenuti da uno staff preparato e da un modello educativo che integra il meglio delle esperienze internazionali. È una scuola che crede nella bellezza degli ambienti, nella forza della natura, nella potenza dell’immaginazione e nella centralità delle emozioni. In poche parole, è una scuola che prepara i bambini al futuro senza far loro perdere la meraviglia del presente».

Che impatto sta avendo questa esperienza sulle famiglie e sul territorio di Corigliano Rossano?

«L’impatto è significativo: le famiglie stanno vivendo un nuovo modo di intendere la scuola dell’infanzia, più attento, più consapevole e più partecipato. Il territorio sta scoprendo un modello educativo innovativo, che sta contribuendo a elevare la qualità dell’offerta per l’infanzia e a creare una cultura pedagogica più moderna e aperta».

Qual è la visione futura: dove vuole arrivare questo progetto nei prossimi anni?

«La visione è quella di consolidare il percorso avviato, ampliare l’offerta educativa e continuare a innovare, mantenendo sempre al centro il benessere e la crescita dei bambini. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento stabile per l’educazione 3–6 nel territorio, un luogo in cui le famiglie possano trovare qualità, competenza e una visione educativa chiara e contemporanea».

 

Cultura Tags:giovanni galluzzo, scuola

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