
Torna, come ogni anno, la celebre “Festa del Biondo Tardivo” giunta alla sua XIV Edizione. Due giorni, sabato 9 e domenica 10 maggio,
interamente dedicati, secondo quanto si legge sul sito istituzionale del Comune che per l’occasione ha previsto una serie di eventi in collaborazione con l’Assopec di Trebisacce e il supporto di diversi sponsor, ad uno dei marcatori più autentici del nostro territorio, il Biondo tardivo. “Enogastronomia, eccellenze, storia e identità locale: la nostra terra – si legge sempre nella pagina istituzionale del Comune – si racconta attraverso i suoi frutti più preziosi in un appuntamento sempre atteso, che cresce anno dopo anno e che rappresenta un autentico momento di incontro e di promozione territoriale”. Un appuntamento molto atteso, dunque, che, oltre a celebrare la tipica arancia trebisaccese, serve anche a fare il punto sulle problematiche e sulle prospettive di un prodotto che si coltiva nelle cosiddette “vigne” e che, per effetto di un particolare microclima e la vicinanza al mare, consente al Biondo di ritardare la sua maturazione fino ai mesi estivi. Ma oggi il Biondo tardivo, che in passato aveva un mercato molto redditizio tanto da consentire agli antichi “vignaruli” di vivere e di mandare i figli all’Università e che oggi, invece, nonostante gli sforzi sostenuti finora dal Comune, dall’Assopec e dalla Condotta Magna Grecia-Pollino che è riuscita a ottenere per il Biondo tardivo il riconoscimento quale presidio Slow Food, diventa sempre più prodotto di nicchia e sempre meno appetibile sul mercato, sia a causa della smisurata parcellizzazione delle proprietà, sia per la spietata concorrenza di prodotti provenienti dalla Penisola Iberica e dai paesi del Maghreb. Sta di fatto che negli ultimi anni il Biondo viene commercializzato a pochi centesimi al chilo, al punto che il ricavato dalla vendita del prodotto non riesce neanche a coprire le spese di gestione che prevedono zappatura, irrigazione e potatura delle piante. “Senza nulla togliere alle nostre arance che sono state nel tempo un prodotto eccellente – ha scritto in proposito il giovane Francesco Catera che, oltre alla passione, nelle vigne ci mette anche il sudore – penso che sul destino delle vigne sia giunto il momento di cambiare idea e di valorizzare sotto altra forma il polmone verde dei giardini di Trebisacce”. Niente cemento e niente speculazioni edilizie come purtroppo avvenuto in passato però, ma un sano e rigoroso piano d’azione che contribuisca a rilanciare e far crescere il turismo. In questa prospettiva e con l’entusiasmo che lo contraddistingue, Francesco Catera sogna casette in legno, realizzate solo al piano-terra e secondo un rigoroso “piano particolareggiato” per poterle poi utilizzare come “albergo diffuso” realizzato sotto forma di case-vacanze e b&b da realizzare in un’area verde e incantata come sono i nostri giardini. La discussione è dunque aperta e, a giudicare dall’esito sortito sui Social, il pensiero espresso da Francesco Catera, di cambiare la strategia del vigente PSC provando a capitalizzare sotto altre forme l’importante area verde che connota il territorio comunale, ha suscitato unanime consenso ed è stato condiviso da tantissimi cittadini, proprietari e non, delle tradizionali “vigne”. “Parliamoci chiaro, – così conclude la sua riflessione da proprietario Francesco Catera – così come sono ridotte le nostre “vigne” non servono a nulla. C’è perciò bisogno di un’idea e di un progetto rivoluzionario: accogliere il turista europeo che è alla ricerca di tranquillità, felicità e spensieratezza. E ve lo confessa un ragazzo che si occupa anche di agricoltura e che pensa che quando le spese superano le entrate, bisogna ragionarci sopra e trovare una soluzione alternativa, altrimenti si rischia soltanto di sprecare soldi, fatica ed energie senza alcun ritorno”.
Pino La Rocca

