
Dai dati ufficiali della Regione Calabria emerge un fatto grave: il Comune di Cassano all’Ionio non ha partecipato al bando per il miglioramento e la valorizzazione delle spiagge libere. Non si tratta di una bocciatura o di un’esclusione.
Cassano non compare tra i finanziati. Non compare tra gli ammessi. Non compare nemmeno tra gli esclusi. Cassano non c’è! Perché non ha partecipato!??.
Parliamo di un bando strategico, con risorse importanti, destinato a rendere le spiagge più accessibili, sicure e attrattive, a migliorare l’accesso al mare quei tratti di costa lasciati fuori dalle concessioni private. Un’occasione concreta per rafforzare il turismo, asse portante dell’economia locale, soprattutto in aree come Sibari, Marina di Sibari e i Laghi di Sibari.
Rinunciare in partenza significa perdere opportunità per cittadini, operatori e territorio. Significa, soprattutto, certificare una mancanza di programmazione. Un fatto grave, incomprensibile e politicamente pesante.
E non si tratta di un episodio isolato. I numeri raccontano una tendenza preoccupante: in pochi mesi, quattro finanziamenti persi. L’ultimo caso è quello del bando regionale sulle spiagge libere. Ma in questo caso il punto è ancora più serio: non si è perso un bando, si è rinunciato a priori alla possibilità di partecipare.
A questo punto, viene spontaneo pensarlo: rinunciare in partenza significa forse evitare di disturbare interessi “affini”? Come dire “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Del resto, in un contesto come il nostro, è difficile non notare come, tra i banchi del consiglio, ci sia più di qualche legame — diretto o familiare — con chi sulle spiagge, quelle in concessione privata, costruisce attività e interessi. Sarà solo una coincidenza. Oppure no?
Mentre altri Comuni presentano progetti e competono, Cassano resta ferma. Ed è qui che il tema diventa inevitabilmente politico.
Questa amministrazione è stata più volte descritta come “vicina” ai livelli regionali. Ma se questa vicinanza non si traduce in risultati concreti, resta solo una narrazione vuota. Peggio: un alibi che non regge alla prova dei fatti.
Nel frattempo, altrove, le amministrazioni partecipano, progettano, competono. Non sempre vincono, certo. Ma agiscono. E spesso portano a casa risultati.
Ma al di là delle responsabilità istituzionali, resta una percezione ancora più semplice e più dura: quella delle occasioni che passano e nessuno che prova ad afferrarle.
Ed è questo il punto più difficile da giustificare. Perdere un finanziamento può accadere. Scegliere di non provarci, no.
Chiediamo con forza:
Perché il Comune non ha partecipato?
Chi ha assunto questa decisione?
Si tratta di una scelta politica o di una mancanza amministrativa?
Esistono responsabilità precise?
Non è più tempo di risposte vaghe o silenzi imbarazzati. Qui si parla di sviluppo mancato, di programmazione assente, di rispetto negato a un territorio che avrebbe tutte le carte in regola per crescere.
Il turismo non si costruisce con gli slogan, ma con atti concreti, visione e capacità di intercettare risorse.
Rinunciare a un bando sulle spiagge, in un Comune che vive di mare, è un errore politico grave.
E alla fine resta una domanda, semplice ma pesante: quante altre opportunità può permettersi di perdere Cassano all’Ionio prima che qualcuno se ne assuma, finalmente, la responsabilità?

