La campagna nazionale dell’Unione Sindacale di Base (USB), CERCASI SCHIAVO approda in Calabria. Oltre a trovarvi locandine lungo i litorali turistici calabresi ci saranno veri e propri presidi

nelle mete turistiche più ambite come ad esempio Tropea, Soverato, Scalea, Reggio C, Paola, Scilla, Schiavonea e a Pizzo dove ci sarà l’evento di chiusura a fine agosto ma anche il lancio della lotta al salario minimo.
Da qualche anno a questa parte, oltre che per gli immancabili speciali sul caldo torrido, l’informazione nel periodo estivo si contraddistingue per ospitare le lamentele – ai limiti del piagnisteo – di una classe imprenditoriale ormai dedita al voler organizzare le nozze coi fichi secchi (cioè ottenere il massimo col minimo sforzo o esborso) che lamenterebbe la mancanza cronica di manodopera stagionale, necessaria per dare il via alle attività di balneazione.

Partendo dal presupposto che i dati ISTAT smentiscono categoricamente le lamentele, dimostrando come anzi lo scorso anno il numero dei contratti stagionali sia aumentato di circa un terzo rispetto anche al periodo pre-pandemia (da poco più di 600.000 a 920.000) appare subito chiaro a chi abbia un minimo di senso critico che ci troviamo di fronte a un attacco frontale da parte del padronato per ridefinire al ribasso i contratti lavorativi.

La pietra dello scandalo sarebbe il reddito di cittadinanza, accusato di – udite udite! – concorrenza sleale, da parte di chi evidentemente ritiene concorrenziale per le sue attività (che vale la pena ricordare, proprio per la loro natura stagionale hanno dei ritmi ben più serrati di chi lavora 12 mesi all’anno…) un salario mensile medio di 500 euro, nella stragrande maggioranza dei casi senza giorni liberi.

È la classe imprenditoriale che sempre più frequentemente confonde il concetto di lavoratore dipendente con quello di schiavo, potendo contare sempre di più sul tacito consenso di apparati statali sempre meno super partes e garanti di un equilibrio civile, ma che anzi arrivano ai limiti della complicità (come ad esempio le telefonate che spesso partono dall’ispettorato del lavoro verso quelle attività che potrebbero essere volte in flagrante nel non applicare i contratti ai propri dipendenti) e che getta fumo negli occhi dell’opinione pubblica spingendo per un turismo più intensivo come soluzione a tutti i mali, mentre invece nonostante i numeri di vacanzieri in crescita (così come quelli dei prezzi per servizi in spiaggia o dei coperti ai ristoranti) le condizioni di vita e gli stipendi dei dipendenti siano tragicamente immobili. Quello che servirebbe invece è un’informazione meno sbilanciata che faccia sentire le esperienze non soltanto di chi quegli stabilimenti li possiede, ma anche di chi ci lavora, dei ritmi forsennati, delle umiliazioni subite e dell’impreparazione di chi si improvvisa manager e forte della propria presunzione costringe i propri sottoposti a lavori massacranti e paghe irrisorie.

È proprio perché nella nostra regione queste contraddizioni emergono in tutta la loro criticità che ci appare doveroso lanciare la campagna “CERCASI SCHIAVO”, sia per combattere una narrazione a senso unico, ma soprattutto per cercare di unire il fronte degli sfruttati per reclamare condizioni per lo meno dignitose e combattere lo sfruttamento ricacciando una volta per tutte chi subisce una fascinazione per certe modalità di lavoro, là dove merita di stare: in un passato lontano e da lasciare dove sta! Primo appuntamento sotto l’ispettorato del lavoro di Catanzaro e poi proseguiremo per tutta la stagione nelle mete turistiche come sopra citate.
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