Che fine hanno fatto i partiti? Più in particolare, che fine ha fatto il Partito Democratico? E che fine ha fatto Movimento 5Stelle? Se lo chiedono in tanti dopo l’improvvisato e inutile protagonismo dei giorni che hanno preceduto la presentazione delle Liste.

Alla fine sono venute fuori quattro Liste, tutte dichiaratamente civiche ma tutte “all inclusive”, cioè “tutto compreso”, un pò come i pacchetti-vacanza che includono la pensione completa in ristorante con vista-mare. Quattro Liste civiche, dunque, con una folta presenza di donne e di giovani, senza però alcun candidato-sindaco-donna ma tutti sicuramente animati – si spera – dal buon proposito di volersi impegnare per il bene comune. Tutti però, nel centro-sinistra come nel centro-destra, almeno ufficialmente, disancorati dai partiti politici. E, tra questo stuolo di candidati, anche diversi rappresentanti dei due suddetti partiti. Potevano essere addirittura 6 le Liste, se non fossero venute meno le due iniziative elettorali a cui hanno lavorato i due partiti, il PD e il Movimento 5Stelle che a tutti i livelli provano a contrarre matrimonio ma con risultati finora abbastanza scarsi, tanto è vero che anche a Trebisacce il divorzio è avvenuto ancora prima del matrimonio. Non certo per sola colpa dei Cinquestelle che sul territorio non sono ancora organizzati e strutturati, né a livello regionale, né a livello locale. Il vero sconfitto, invece, ancora prima dell’esito finale del voto, è il Partito Democratico, l’unico partito con una sua struttura interna, con un Segretario e con un Direttivo che, rimasto stordito e confuso a seguito della scabrosa vicenda giudiziaria che ha coinvolto gli amministratori uscenti, non è riuscito ad elaborare un progetto politico, chiaro e credibile, in grado di aggregare i suoi iscritti e simpatizzanti e di provare a tornare alla guida del Comune. E’ la prima volta, infatti, dopo tantissimi anni, che il PD, e più in generale la Sinistra, non è presente in modo diretto, con un proprio progetto politico e con un proprio candidato-sindaco all’interno della competizione elettorale. Tutto questo perché il PD non ha saputo, o voluto, fare le sue scelte alla luce del sole ed ha preferito vivacchiare nell’equivoco: dare continuità all’esperienza amministrativa precedente ponendosi su una linea di naturale continuità, oppure prendere le distanze e marcare una netta discontinuità col passato. Cosa, quest’ultima, che chiedevano i Pentastellati e che ha portato alla lacerazione del rapporto tra le due forze politiche a cui, segnatamente nel PD, ha fatto seguito la snervante quanto sterile ricerca del candidato giusto che fosse in grado di aggregare e di mettere tutti d’accordo. E pensare che l’appunto più ricorrente che dirigenti locali, iscritti e simpatizzanti rivolgevano ai vertici del partito era quello di imporre sempre scelte dall’alto. “De profundis” completo di tutti i partiti, dunque, anche di quelli del centro-destra, che si presentano divisi e concorrenti tra loro, ma il vero sconfitto della situazione è il Partito Democratico che uscirà comunque con le ossa rotte dalla vicenda elettorale, di cui i Dirigenti dovrebbero prendere atto. In realtà un partito politico non è un Comitato Elettorale che si improvvisa per fare le elezioni e provare a vincerle. E’ altra cosa: deve dialogare e discutere sempre, sia quando governa sia quando fa opposizione e mirare sempre a organizzare una coscienza politica in grado di perseguire sempre il bene comune.
Pino La Rocca