Il neo eletto consigliere regionale, Ferdinando Laghi, nell’annunciare la presentazione di una sua proposta di legge, ha perso l’occasione per evitare di rapprentarsi in un populismo animato da una buona dose di malafede e provincialismo.

Egli propone un aumento delle aziende sanitarie per operare un riordino (sic!) del servizio sanitario regionale.
Addirittura, fa incomprensibilmente ricorso alla critica della ideologia liberista per criticare il processo di accorpamento, effettuato circa quindici anni addietro, delle aziende ospedaliere e sanitarie.
Molto sommessamente, vorrei far notare, intanto, che le ASP e le AO, in quanto aziende pubbliche, non hanno alcun interesse a competere nel libero mercato per come supposto dai principi del liberismo.
Questo richiamo di evidente furore pseudoideologico è davvero fuori luogo.
E poi, a proposito dei possibili “abusi, sprechi, opacità e appetiti criminali”, il processo di accorpamento ha semmai tagliato e ridotto i centri di gestione e di potere, che un’eventuale maggior numero di aziende potrebbe, invece, favorire e moltiplicare. Al contrario il processo di accorpamento ha, invece, ridotto i costi di gestione. Se non altro perché ha ridotto il numero delle poltrone e delle relative indennità. Ciò che ha fallito, soprattutto sotto l’egida dei commissari regionali, è stata una politica che avrebbe dovuto tagliare gli sprechi ed elevare la qualità e la quantità dei servizi. È notorio, ad esempio, che un centro unico di acquisto di beni e servizi aiuta ad ottimizzare la spesa o una pianta organica unitaria potrà meglio garantire una organizzazione burocratica meno elefantiaca e più efficiente. Il consigliere Laghi altro non fa che sollecitare pulsioni campanilistiche e rivendicazioni di quote di potere verso i baronati locali.
Quello di Laghi è davvero un populismo ingannevole e straccione. Se in Calabria si vuole davvero fare sul serio, dunque, sarebbe opportuno procedere verso un ulteriore livello di accorpamento: solo due aziende, un’unica azienda regionale di assistenza territoriale e solo un’altra azienda regionale ospedaliera. È questo un inevitabile processo per promuovere una effettiva opera di razionalizzazione e riordino. Il minimo che si possa fare alla luce del fatto che ritorna prepotentemente attuale la necessità di affidare la gestione della sanità alla responsabilità dello Stato centrale. Al consigliere Laghi sfugge che il riconoscimento della universalità del diritto alla cura della salute di ogni cittadino, indipendentemente dal territorio di residenza, prescinde dal modello gestionale ma è fortemente subordinato alla efficacia delle politiche sanitarie.