Anche sulla nuova PAC ci sono situazioni problematiche perché la maggioranza che regge il Governo Draghi sembra più interessata ad operare in favore dei grandi operatori e dei grossi gruppi del settore piuttosto che dei piccoli, con evidenti ripercussioni negative per gli agricoltori medio-piccoli.

ROMA 21 SETT – In questi giorni è stata data risposta alla mia interrogazione presentata al Ministero dell’Agricoltura sul riparto del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (Feasr) per il periodo transitorio (2021 e 2022) con l’obiettivo, soprattutto, di capire come verranno definiti i criteri in uso dal 2023 con la nuova Pac.

Come oramai noto, la scelta fatta dal Ministro Stefano Patuanelli per il biennio di transizione ha penalizzato Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria, le sei regioni che, da sole, rappresentano il 60% delle aree interessate dai PSR.

La preoccupazione maggiore è dovuta al fatto che esiste il rischio che il Ministro Patuanelli possa procedere a una revisione permanente dei criteri storici che saranno in vigore dal 2023 in poi per la nuova Pac.

Con la mia interrogazione avevo chiesto proprio al Ministro di chiarire questi punti fondamentali per il futuro degli imprenditori agricoli e di spiegare, soprattutto, se si sia reso conto che le riduzioni operate negli ultimi 8 anni hanno ampliato il già notevole gap presente tra Nord e Sud. Le sue ultime scelte non fanno altro che allargarlo ancora di più. Se agli agricoltori del Sud non sarà trasferita direttamente almeno la stessa quota rispetto a prima, i tagli inferti non permetteranno recuperi portando avanti, invece, il rischio di creare mega latifondi a danno dei piccoli produttori.

Promuovere questa politica significa non aver capito che la crisi produttiva, collegata alla ripartizione dei fondi, è davvero grave anche a causa del cambio del clima e del sistema dei prezzi.

Secondo quanto riportato dal Sottosegretario Gian Marco Centinaio, che ha risposto alla mia interrogazione, il quadro complessivo non va valutato solo sulla base dei dati economici della Pac, ma anche di quanto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e Fondo complementare è destinato al settore agroalimentare. Ma è bene sottolineare che il Pnrr è uno strumento emergenziale e non strutturale come il fondo complementare.

Per ovviare e sopperire alle riconosciute perdite patite dalle sei suddette regioni, per il biennio di transizione, è stato creato un fondo aggiuntivo ma il problema rimane per i criteri da utilizzare per la prossima PAC 2023-2027

Ragion per cui in sede di risposta mi sono dichiarata parzialmente soddisfatta. Certamente mi trovo d’accordo sul fatto di semplificare le procedure di accesso ed erogazione dei fondi del Pnrr e di recepire all’interno del Piano Strategico della Pac tutti gli elementi di semplificazione concessi dalla Ue ai singoli Stati membri e coinvolgere gli Assessori regionali per individuare i nuovi parametri di riparto di tutti i fondi della Politica agricola comune. Per il resto, a mio avviso, non è stato data puntuale risposta ai miei interrogativi poiché non mi sono stati riferiti con certezza quali saranno i nuovi criteri che il Ministro Patuanelli intende applicare per la definizione a livello nazionale e definitivo dei fondi FEASR.

Già con l’attuale ripartizione della PAC i soldi sono troppo pochi e sia stravolgendo i parametri attualmente in vigore sia ritoccando la ripartizione dei fondi FEASR del PSR è stata intrapreso una strada che, come ha già dichiarato il commissario europeo per l’agricoltura, è impraticabile visto che le somme del FEASR sono destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali. Tutto ciò potrebbe portare all’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia da parte dell’Europa per il mancato recepimento e rispetto di una direttiva europea e, quindi, anche al blocco dei fondi.

Anche sulla PAC si registrano situazioni problematiche dal momento che la Politica del Governo Draghi appare maggiormente incentrata in favore dei grandi operatori e dei grossi gruppi del settore piuttosto che dei piccoli, con evidenti ripercussioni negative per gli agricoltori nazionali che, come è noto, sono caratterizzati da dimensioni medio-piccole. Continuerò a tenere sotto controllo la situazione nei mesi a venire affinché non sia sempre il Sud a pagare i costi di queste scelte scellerate.

Rosa Silvana Abate (Senato – Capogruppo Misto Commissione Agricoltura)