di Pino La Rocca.
Nuova S.S. 106: altro che ritardi e stagnazione dell’opera, i lavori del Terzo Megalotto Sibari-Roseto affidati alla “Webuild spa” sono iniziati da oltre un anno (maggio 2020) e procedono speditamente, tanto che lungo i 38 km. del tracciato sono aperti e sono operativi ben 14 cantieri e sono già stati spesi circa 160milioni di euro del costo complessivo dell’opera che, come è noto, ammonta a 1milardo e 300milioni.

Tutti eseguiti, tranne pochissime eccezioni, anche gli espropri, con relativa entrata in possesso da parte del Contraente Generale. I lavori dunque procedono speditamente ma di tutto questo, ivi compreso il massiccio impatto sulla natura dei luoghi, tranne i proprietari dei terreni e il territorio stesso che viene letteralmente massacrato dalle ruspe – ma su questo versante le valutazioni sono tutte soggettive – in realtà finora non si sono accorte nè le maestranze (si è parlato dell’assunzione di 2/3mila operai e invece lavorano solo le macchine e solo un centinaio di operai!) e, cosa ancora più grave, non si sono accorti neanche i Sindaci degli 8 Comuni interessati al passaggio della strada a 4 corsie con spartitraffico, a cui sono stati promessi ben 14milioni di “opere compensative”, tutte finora avvolte da una spessa cortina di silenzio. E di questi 14milioni di euro destinati ai Comuni, forse perché nessuno ha pensato di porre questa domanda, non si è parlato neanche nel corso dell’incontro della stampa locale con i tecnici dell’Anas e del Contraente Generale svoltosi nei giorni scorsi presso i cantieri. Per la verità i Sindaci, lungi dal presentare una proposta complessiva e condivisa (si era parlato per esempio della realizzazione di un grande “water-front”, cioè di un moderno Lungomare che unisse con una pista ciclabile immersa in un grande verde attrezzato tutti i Comuni, da Cassano Jonio a Rocca Imperiale, ma dopo un lusinghiero approccio iniziale, i Sindaci si sono divisi ed hanno recitato a soggetto presentando una serie di progetti, tutti di ambito comunale, tutti belli a appetibili ma tutti molto costosi e tutti difficilmente compatibili con le regole d’ingaggio vigenti per le opere pubbliche finanziate dallo Stato e quindi difficilmente finanziabili. Per non parlare di taluni svincoli, che sono spariti come per incanto. Ultimamente gli stessi Sindaci, occupando la sede del Contraente Generale di Trebisacce, hanno provato a sollecitare che si facesse chiarezza sia sugli svincoli che sulle opere compensative, ma ormai Anas e Sirio viaggiano d’amore e d’accordo, facendo come per magia comparire e scomparire gli svincoli (quanti saranno?!) e capitalizzando così la debolezza degli stessi Sindaci che fanno finta di non vedere come procedono a tutto gas i lavori, sperando forse di ricevere in cambio l’assunzione di un po’ di mano d’opera locale da impiegare in cantieri che, stando alle previsioni, dovrebbero concludersi, salvo imprevisti, solo nell’agosto del 2026. Il costo maggiore, secondo quanto hanno comunicato i tecnici, viene assorbito dalla realizzazione delle 3 gallerie naturali: ben 238 milioni di euro. E una di queste è quella destinata a bypassare il monte Mostarico di Trebisacce, la più lunga (3.5 Km.), la più complicata e con le maggiori criticità. Qui, oltre alla presenza di gas naturale nel sottosuolo, durante l’espletamento dei primi lavori nei pressi del sito archeologico di Broglio sono stati rinvenuti resti e reperti archeologici, tanto che l’impresa ha dovuto spostare i lavori in altra sede. E tutto questo, sempre secondo i tecnici, ha impedito di dare inizio all’escavazione della galleria e ha già prodotto circa un anno di ritardo tra autorizzazioni e nulla-osta. Sono inoltre previste ben 11 gallerie artificiali (trincee) per un costo pari a 191milioni di euro e ben 15 viadotti, per 187milioni di euro. Il 50% delle maestranze – assicurano i tecnici – è locale e la punta massima delle assunzioni si toccherà nel 2024 con un incremento fino a 1.500 unità lavorative. Per la doverosa attenzione riservata all’ambiente – sempre secondo i tecnici – sono stati espiantati e ripiantati altrove ben 23mila esemplari di ulivo cercando, per il resto, di salvaguardare le aree di particolare pregio ambientale. Ma il tema dell’ambiente, come è risaputo, non metterà mai d’accordo chi ne fa una ragione di vita e chi invece sostiene che, se si vogliono le opere pubbliche, da qualche parte si devono realizzare e un prezzo, possibilmente equo, bisogna pagarlo.
Pino La Rocca