La Presidente Santelli dopo tre mesi di guida della Calabria ha avuto il primo vero stop istituzionale alla sua azione politica. Davanti al Tar Calabria, a Catanzaro, sabato 9 maggio la Presidente Santelli ha avuto modo di capire che lei, la sua Giunta e la Calabria non hanno nulla da guadagnare in uno scontro con il governo nazionale, nel momento in cui tutto il Paese è coinvolto nella crisi da emergenza Covid19.
La Presidente Santelli ha fatto sue, con le ordinanze regionali n. 37 e n. 38, istanze politiche regressive e istintuali che non sono accettabili da parte di chi vuole guidare una regione in uno Stato unitario e democratico, e in particolare non sono accettabili da parte di chi, come lei spesso ha fatto, si proclama ‘professionista della politica’ e politico nazionale ‘responsabile’. Le due improvvide ordinanze regionali, di cui una parzialmente annullata dal Tar, dimostrano a tutti che non è così, che lei non è una professionista della politica, che lei non ha la forza di guidare una regione e che lei non è responsabile verso il Paese e verso i cittadini della sua Regione, i quali hanno bisogno di altro, non di tavolini ai bar (la n. 37) e di confini sbarrarti ai calabresi non residenti (la n. 38). Piuttosto dimostrano una sua pronta rispondenza alle indicazioni romane dei suoi leader, a iniziare da Salvini.
La Calabria ha bisogno di un Piano sanitario regionale finito e aggiornato, ha bisogno di un ospedale regionale dedicato Covid19, di molte assunzioni nel Servizio sanitario regionale, di una rete solida di medicina territoriale che faccia i tamponi e i controlli anche a domicilio, e di misure di governo economico incisive e non assistenziali.
La difesa della regione innanzi al Tar era debole, ai confini del risibile. La Presidente Santelli – dopo la bocciatura del Tar Calabria – invoca la via della Corte costituzionale, dimostrando di non conoscere e di non comprendere le esigenze nazionali e i valori costituzionali di solidarietà sociale e territoriale, di certezza del diritto e di leale collaborazione tra Stato e regioni.
Speriamo vivamente che la Presidente Santelli dimostri maggiore ponderazione nell’affrontare in concreto tutti i numerosi e difficili passaggi politici e amministrativi che le competono per passare alle fasi successive di gestione della emergenza nazionale che probabilmente durerà ancora per molto. Diversamente, se la Presidente Santelli continuasse a seguire le orme della destra sovranista e in crisi di consensi, dovremmo considerare la sua azione come mera espressione di un “populismo regionale” (come di recente lo ha ben qualificato Gianfranco Viesti) abbastanza scomposto, sostanzialmente improduttivo e alla fine deleterio per tutta la popolazione calabrese che non vuole stellette da sceriffo e apericena sui Navigli, ma vuole lavoro sicuro, sanità affidabile e un minimo di serenità e pace sociale.
Temiamo il pressapochismo istituzionale e politico che la destra calabrese sta dimostrando e dobbiamo osservare che la Presidente regionale ha cercato di cavalcare la tigre del populismo sanitario e della presunta salute pubblica con una disinvoltura che richiama, in certi passaggi, più le pose della soubrette televisiva che della donna delle Istituzioni.
La lezione della pronuncia del Tar Calabria del 9 maggio speriamo faccia cambiare registro a lei ed alla sua debole Giunta regionale, appena nata ed ancora non pienamente operativa dopo oltre tre mesi dalla vittoria elettorale.
Controcorrente
Associazione politico-culturale

