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Sibari: il 12 gennaio dedicazione della nuova chiesa “Gesù Buon Pastore”

Posted on Gennaio 6, 2019 By Redazione


Giorno 12 gennaio vivremo un momento particolarmente importante per la nostra Comunità Parrocchiale!

È uno dei riti liturgici più suggestivi e coinvolgenti e si celebra raramente: è la dedicazione di una chiesa, cioè il rito che inaugura un nuovo edificio di culto e per questo si celebra una volta sola per ciascuna chiesa.

Sabato 12 gennaio sarà dedicata la chiesa parrocchiale di Gesù Buon Pastore: l’edificio era stato aperto al culto nel febbraio dello scorso anno, ma ora è stato completato con la realizzazione dei poli liturgici stabili: altare, ambone, battistero, sede e tabernacolo. Inoltre, sono state realizzate le vetrate artistiche e nei prossimi mesi saranno completati e collocati il mosaico e l’immagine mariana.
La dedicazione è più che una semplice inaugurazione. La chiesa, infatti, non è semplicemente un luogo per la preghiera, ma è l’immagine della Chiesa che è corpo di Cristo, della comunità che lì si riunisce per pregare, della Chiesa terrena e di quella che è in cielo. Per questo il cuore dell’edificio di culto cristiano è sempre l’altare, immagine di Cristo, luogo in cui si rinnova il sacrificio della croce e mensa del banchetto del corpo e sangue del Signore.
Il rito della dedicazione comincia con una processione verso l’edificio da dedicare.
Una volta entrati, il vescovo asperge il popolo e le pareti del nuovo edificio in memoria del Battesimo.
La liturgia della parola si svolge come al solito durante la messa. Il centro di questi riti è l’ambone, luogo specifico della proclamazione parola di Dio, che il vescovo inaugura quando prima delle letture mostra il lezionario e annuncia solennemente: «Risuoni sempre in questo luogo la parola di Dio».
Segue un insieme di riti propri della dedicazione. Dopo il canto delle litanie dei santi sono deposte sotto l’altare le reliquie di martiri e di altri santi, poiché dal sacrificio di Cristo sgorga ogni martirio e santità.
Alle fondamenta del nuovo altare viene posta la reliquia insigne di primo grado dei Santi Martiri di Otranto, mentre durante il rito, nel sepolcro ricavato all’interno dell’altare, vengono deposte le reliquie di primo grado dei seguenti Santi e Beati: San Crescenzio, mart.; Santa Maria Goretti, verg. e mart.; San Filippo Neri, sac.; San Giovanni Giuseppe della Croce, sac.; San Marcellino Champagnat, sac; San Carlo Houben, sac.; San Giovanni Bosco, sac.; San Leonardo Murialdo, sac.; San Luigi Guanella, sac.; San Gabriele dell’Addolorata, relig.; Santa Gemma Galgani, verg.; Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, verg.; Santa Maria Crocifissa di Rosa, verg.; San Domenico Savio, conf.; Santi Luigi e Zelia Martìn, sposi; Beato Francesco Spoto, sac. e mart.; Beato Francesco de Paula Victor, sac.; Beato Timoteo Giaccardo, sac.; Beato Giacomo Alberione, sac.; Beata Teresa Fasce, verg.
Quindi il vescovo proclama la solenne preghiera di dedicazione, che esalta il mistero della Chiesa con le immagini della sposa vergine e madre, della vigna, del tempio e della città.
Seguono altri tre riti: l’unzione dell’altare e delle pareti, a ricordare che, come Cristo, anche i cristiani sono un popolo consacrato a Dio, l’incensazione dell’altare, del popolo e delle pareti, perché la chiesa è luogo della preghiera che sale al Padre come l’incenso profumato, e perché l’assemblea liturgica è il tempio santo di Dio e quindi è avvolta dalla nuvola d’incenso in segno di onore, l’illuminazione a festa dell’altare e della chiesa, perché Cristo è la luce che risplende sul suo popolo e sul mondo intero.
L’ultima parte della dedicazione è costituita dalla liturgia eucaristica.
È questo il culmine dell’intera celebrazione, perché è l’Eucaristia che propriamente dedica la nuova chiesa, così come è l’Eucaristia, che di domenica in domenica, edifica e fa crescere il popolo cristiano.
Infine, dopo la comunione, viene inaugurato il nuovo tabernacolo, con la reposizione del Santissimo Sacramento.
Sono tanti e suggestivi i riti che si compiono sull’edificio, ma al centro della dedicazione sta la Chiesa in quanto popolo di Dio e il Cristo suo Signore. Dedicando la chiesa di mattoni si ha una viva manifestazione della Chiesa di pietre vive e di Cristo pietra angolare, nel quale «tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore» (Ef 2,21).
 
Auguro a me e a voi di vivere questo momento di grande grazia per la nostra Comunità Parrocchiale con l’impegno di essere sempre più noi le “pietre vive” del Corpo di Cristo nel nostro lembo di terra … qui a Sibari!
 

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