Guardare le problematiche che attanagliano il mondo del gioco pubblico e quello dei migliori casino online sicuri sta diventando quanto ossessivo, quanto intrigante. E questo perché se si vuole andare in fondo ad un problema si “stanano” argomentazioni e riflessioni che prima d’ora, probabilmente, non erano state affrontate: od almeno affrontate superficialmente mentre ora, arrivati a questo punto della “vita del gioco pubblico”, bisognerebbe giocare a carte scoperte e dare fiducia a chi ne ha “necessità per continuare ad investire” e potere a chi se lo è guadagnato sul campo.
Ma l’Esecutivo a questo punto deve stare a guardare e deve sottostare alle Regioni ed agli Enti Locali? Bella domanda, si potrebbe sottolineare, però si può provare a guardare da un altro punto di vista, quello dello Stato. Dunque, lo Stato “proprietario del gioco”, lo ha dato in concessione a taluni, e ricevuto anche lauto compenso: nel frattempo, l’Esecutivo in tanti anni in altre “faccende affaccendato” non è più riuscito a gestire “il fenomeno gioco” che gli è scivolato di mano e si è “allargato in modo smisurato su tutto il territorio” creando, sinceramente, anche qualche problematica sociale.
Qui, entrano in gioco le Regioni e gli Enti Locali che si sono trovati ad affrontare il dilagare dell’offerta del gioco pubblico, in tutti i suoi segmenti, ed ha dovuto intervenire, sempre in latitanza di normative centrali, con regolamenti regionali, normative ed ordinanze per gestire i territori e salvaguardare i cittadini da questo “azzardo”, voluto, distribuito, spinto e… lasciato a sé stesso.
Gli Enti Locali, quindi, hanno fatto ciò che lo Stato avrebbe dovuto fare centralmente: ha protetto il territorio ed ora, sempre secondo i regolamenti regionali in essere, mano a mano che le concessioni di gioco scadranno -e non potendosi fare i bandi per accreditarne delle altre- con i relativi punti di gioco dovranno “sloggiare” ed autoeliminarsi.
É questo di cui ha paura Baretta ed anche l’industria del gioco che teme di non potersi più collocare in alcun posto, visto che i regolamenti regionali sono “abbastanza rigorosi”, i distanziometri pure, ed anche il “razionamento degli orari”… non scherza.
Ecco perché Baretta, per conto dello Stato ovviamente, mira ad ottenere un accordo sulla riforma del gioco: il suo obbiettivo è quello di avere certamente meno apparecchiature sul territorio, ma sfruttate in modo più efficiente ma, sopratutto, libere dai controlli degli Enti Locali: e gli esercizi di categoria A potranno addirittura collocarsi vicino alle scuole, chiese e punti di aggregazione. Insomma non saranno soggetti ad alcuna restrizione od ordinanza regionale o comunale.
Con qualche accorgimento, qualche corso e qualche adattamento i locali di categoria A, e non quindi i casino online, saranno disponibili a distribuire il gioco pubblico in qualsiasi momento: questo, in fondo, potrebbe essere l’obbiettivo di Pier Paolo Baretta. Quindi, per lo stesso sottosegretario, e per lo Stato, è indispensabile riuscire ad arrivare a questa riforma, fare magari anche qualche ulteriore “passo indietro”, forse anche rinunciare a qualche risorsa economica, forse lasciare “qualche potere” agli Enti Locali.
Tutto questo, in cambio di un gioco pubblico ancora vivo e vegeto su tutto il territorio ed anche probabilmente con maggiori sale da gioco (almeno questo è il parere di talune persone). Baretta si sta muovendo con calma, prudenza, cautela e tanta pazienza cercando di completare questo puzzle del gioco sempre più complicato, con pezzi sempre più difficili da incastrare e “mettere al proprio posto”. L’industria del gioco d’azzardo è lì che guarda… e spera.
