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Rossano: Operazione Carambola, la Corte di Appello conferma 23 condanne e l’assoluzione di Veronese

Posted on Novembre 14, 2016 By Redazione

La sentenza di primo grado era stata emessa il 27 aprile 2015 dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari nelle forme del giudizio abbreviato e si era concluso con venticinque condanne e l’assoluzione di Veronese da tutti e quattro i reati contestati a quest’ultimo. Le indagini erano partite dal novembre del 2011, quando i Carabinieri di Rossano tentavano si fare piena luce sul tentato omicidio di Antonio Manzi detto “Tom Tom” avvenuto nel 2011 a Torre Pisani e sulla morte per overdose del giovane Roberto Tedesco.

Si apriva così un’intensa attività di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, appostamenti, sequestri e localizzazioni degli apparecchi telefonici attraverso l’individuazione del ponte radio o “cella” di volta in volta agganciati dagli apparecchi telefonici nel corso delle varie comunicazioni al fine di localizzare le zone dalle quali partivano le telefonate. Gli inquirenti volevano risalire a mandanti ed esecutori materiali. Si scopriva invece un mondo sottostante inquietante: il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, dei furti, delle ricettazioni, delle rapine e del porto illegale di arma da fuoco. L’arco temporale sondato è il biennio 2011-2012. L’area interessata dai traffici illeciti è la solita: Rossano, Corigliano e Cassano. La compravendita derivante dallo spaccio ed i furti era la principale fonte di sostentamento degli indagati, alcuni dei quali si avvalevano finanche del supporto dei minorenni. Le indagini tuttavia avevano richiesto un particolare impegno se non altro per il fatto che i soggetti caduti nella rete investigativa erano ritenuti dagli inquirenti molto scaltri, soprattutto nell’utilizzo del linguaggio utilizzato nelle conversazioni telefoniche riguardanti lo spaccio di sostanze stupefacenti. La banda aveva in sostanza messo in piedi con il tacito assenso della criminalità organizzata locale una vera e propria industria del malaffare. Tra gli arrestati, molti i rossanesi coinvolti in questa indagine, tra cui Antonio Calarota, il cognato del presunto boss Nicola Acri. L’operazione prendeva il nome di “Carambola” perché la “roba” veniva qualificata come “stecche”. All’esito delle indagini, condotte dai P.M. Simona Rizzo e Vincenzo Quaranta, nel novembre 2013 venivano sottoposte alla misura della custodia cautelare in carcere undici indagati ed altri otto venivano sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Anche la fase dell’esecuzione delle misure cautelari, vedeva impegnati i militari del Comando provinciale di Cosenza e gli uomini della Compagnia dei Carabinieri di Rossano, all’epoca retta dal Capitano Panebianco. Veniva sottoposto a custodia cautelare in carcere anche il coriglianese Veronese Pasqualino per i reati di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, furto in un esercizio commerciale, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale, ma questo in primo grado era stato l’unico tra gli arrestati ad essere poi completamente assolto dal Tribunale in totale accoglimento delle richieste avanzate dall’Avv. Pasquale Di Iacovo. Contro l’assoluzione di Veronese aveva presentato ricorso in appello il Pubblico Ministero del Tribunale di Rossano ed il collegio difensivo aveva invece presentato 25 ricorsi in appello contro le rispettive condanne. La Corte di Appello di Catanzaro all’esito dell’udienza tenutasi il 14/11/2011, ha confermato 23 condanne e l’assoluzione di Veronese. La Corte ha assolto anche Aiello Simone che in primo grado era stato condannato alla pena sospesa di 6 mesi di reclusione e Scura Gennaro che in primo grado era stato condannato alla pena sospesa di 4 mesi di reclusione. Gli imputati sono stati difesi dagli Avvocati: Giovanni Zagarese, Ettore Zagarese, Pasquale Di Iacovo, Giovanni Bruno, Antonio Sanvito, Ersilia Minisci, Antonio Pucci, Andrea Salcina, Vincenzina Mazzuca, Rosetta Rago, Giuseppe Zumpano, Giovanni Zagarese, Francesco Nicoletti, Andrea Accoti, Franco Oranges, Maria Giovanna Greco e Barbara Servidio.
Ecco nel dettaglio il verdetto della Corte di Appello:
ACCROGLIANO’ Domenico – Mesi 10 di reclusione
AIELLO Simone – Assolto
BROGNERI Anthony – Anni 1 e Mesi 6 di reclusione
CALAROTA Antonio – Anni 1 di reclusione
CARUSO Antonella – Anni 1 di reclusione
CATALANO Agostino – Mesi 8 e Giorni 10 di reclusione
CRUCELI Vito – Anni 1, Mesi 4 e Giorni 20 di reclusione
DE FRANCO Cosimo Damiano – Anni 1 di reclusione
FRAGALE Giovanbattista – Anni 1 di reclusione
GAVIANO Marco – Anni 1 e Mesi 6 di reclusione
GUIDO Serafino – Anni 1 e Mesi 4 di reclusione
IAPICHINO Giuseppe – Mesi 4 di reclusione
LA BANCA Antonio – Anni 1 e Mesi 2 di reclusione
MANZI Alessandro – Anni 3 e Mesi 9 di reclusione
MANZI Pierpaolo – Anni 4 di reclusione
MORELLO Gaetano – Anni 1 e Mesi 6 di reclusione
POMETTI Mauro Salvatore – Anni 1 di reclusione
RIZZO Natasha – Mesi 6 di reclusione
RUFFO Alfonso – Anni 2 di reclusione
SAPIA Maria Achiropita – Anni 1 di reclusione
SCARLATO Serafino – Anni 1 e Mesi 4 di reclusione
SCHIAVELLI Loris – Mesi 10 di reclusione
SCURA Giovanni – Assolto
SOLFERINO Guglielmo – Anni 4 e Mesi 2 di reclusione
TOCCI Andrea – Anni 1 e Mesi 6 di reclusione
VERONESE Pasqualino – Assolto

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