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Cassano | A 18 anni uccise “in trasferta”: torna in carcere

Posted on Febbraio 13, 2016 By Redazione

Antonio Francese, 29 anni, ne deve scontare altri 10 in forza della condanna a 14 per l’omicidio di Francesco Mitidieri a Policoro
Dovrà scontare altri 10 anni di carcere Antonio Francese, il 29enne di Cassano Jonio condannato a 14 anni di reclusione per l’omicidio del giovane Francesco Mitidieri (foto), avvenuto il 7 maggio del 2005 davanti a un pub di Policoro, in provincia di Matera. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’Assise d’appello di Potenza, dopo che la sentenza, pronunciata nel 2014, è stata confermata dalla suprema Corte di Cassazione e, quindi, divenuta definitiva. Antonio Francese era stato riconoscviuto colpevole e condannato al minimo della pena (21 anni meno un terzo per le attenuanti generiche).

Il 7 maggio del 2005 il giovane cassanese, allora 18enne, e due suoi amici e compaesani, avevano deciso di passare una serata “diversa” e s’erano incamminati lungo la Strada statale 106 jonica. Una volta raggiunto il “Cherokee pub” di Policoro, proprio lì s’era verificata una lite, nata per uno sguardo troppo insistente di Francese a una ragazza il cui fidanzato era costretto su una sedia a rotelle per un vecchio incidente d’auto. E in pochi minuti s’era scatenata una megarissa con circa duecento persone implicate a vario titolo e soltanto in parte identificate dai carabinieri. Mentre Francesco Mitidieri moriva in ospedale per una coltellata inferta dritta al cuore, Francese aveva atteso le luci dei lampeggianti per uscire dalla boscaglia dietro al locale dove s’era nascosto. I carabinieri intervenuti sul posto avevano dovuto faticare non poco per aprirsi una strada. «Urlavano e correvano da tutte le parti» aveva raccontato in udienza il tenente Antonio Guglielmi all’epoca dei fatti comandante del Nucleo operativo radiomobile di Policoro: «volevano linciarli».
Nel giro di qualche ora davanti ai cancelli della caserma dov’erano rinchiusi i tre ragazzi cassanesi erano in tremila a premere sui cancelli. «C’era una questione d’ordine pubblico da risolvere», aveva spiegato il tenente Guglielmi durante il processo. Tutti a chiedere “la testa” dei presunti assassini di Mitidieri al punto da impedire l’immediata delimitazione della scena del crimine. Il tentativo dei carabinieri di mettersi in contatto col Comune era fallito, e quando le ricerche dell’arma del delitto erano partite i cassonetti dell’immondizia della zona attorno al locale erano stati svuotati.
L’assenza tra i reperti della lama da 12 centimetri che secondo la perizia autoptica del professor Luigi Strada aveva causato la morte di Mitidieri e la ferita all’addome d’un suo amico aveva pesato non poco nel bilancio del dibattimento di primo grado, quando Francese era uscito assolto. I suoi avvocati ne avevano fatto il fulcro della loro difesa. In primo grado chi aveva effettuato l’autopsia aveva detto che la coltellata mortale era stato sferrata «dal basso verso l’alto». Ma in appello aveva parlato d’un taglio «perpendicolare», aggiungendo che soltanto chi si trovava di fronte alla  vittima mentre veniva colpita poteva sporcarsi le scarpe di sangue in quel modo. Per questo i giudici non avevano avuto dubbi sulla colpevolezza di Francese.
Durante la “rissa” di fronte al pub almeno altre tre persone avevano riportato ferite d’arma da taglio, ma nessuno di loro era stato in grado d’indicare agl’investigatori chi li avesse colpiti. C’era stato persino chi aveva parlato d’una bottiglia spaccata al posto d’un coltello ed era stato smentito in maniera decisa dai referti medici. Nella mattinata dell’altro ieri Francese è stato prelevato dalla propria abitazione da parte dei carabinieri della Tenenza cassanese e tradotto nella casa circondariale di Castrovillari.
 

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