A fine maggio contro di lui le precise accuse di due pentiti proprio mentre la Dda stava indagando
Filippo Solimando è un volto molto noto negli ambienti investigativi di Corigliano Calabro ma pressoché sconosciuto all’opinione pubblica locale. Sul “groppone” una datata condanna per associazione mafiosa e più recenti precedenti di polizia giudiziaria.
Il suo nome nelle pagine della cronaca giudiziaria locale degli ultimi anni era sempre passato in subordine rispetto ad altri.
In cronaca – e in esclusiva proprio sulla prima pagina del nostro giornale – vi finì l’estate scorsa. E vi finì a seguito delle convergenti dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia cosentini Mattia Pulicanò e Silvio Gioia, i quali nei loro verbali dello scorso 30 maggio lo avevano indicato quale capo indiscusso della ‘ndrina coriglianese.
Classe 1969, Filippo Solimando è uno zingaro originario di Policoro, nel Materano.
S’è però stabilito a Corigliano Calabro dove vive da svariati anni dal momento che ha sposato una donna del luogo la quale è sorella di un “uomo di rispetto” della ‘ndrina coriglianese.
Già. Si tratta di quel Leonardo Linardi il quale sta scontando una condanna definitiva a trent’anni di reclusione per associazione mafiosa e per l’omicidio del boss emergente Giovanni Viteritti alias “Giuvann ‘u pazzu” ammazzato nel 1997. In primo grado Solimando, insieme ad altre cinque persone, era stato condannato all’ergastolo perché ritenuto tra gli esecutori materiali di quell’omicidio ma in seguito uscì assolto.
Filippo Solimando risiede nella periferica contrada coriglianese di Ministalla, praticamente “all’incrocio” col territorio di Cassano Jonio dal quale il locale ‘ndranghetista degli “zingari” domina sull’intero vasto comprensorio della Sibaritide.
Che sia “effettivamente” lui il nuovo capo della ‘ndrina di Corigliano Calabro oggi ce lo dicono gl’inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con in testa il Procuratore aggiunto Vincenzo Luberto. I quali, mentre le nuove gole profonde “cantavano” sul suo conto, su quello stesso conto e sui suoi presunti intensi ed enormi traffici già stavano indagando e da tempo attraverso un meticoloso lavoro delegato al Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di Finanza.
Se sia effettivamente Solimando il nuovo “re” di Corigliano Calabro ce lo diranno però, eventualmente, gli organi giudicanti della magistratura.
Il velo è stato comunque ampiamente squarciato, tanto da parte dei collaboratori di giustizia quanto dal lavoro messo in campo da parte degl’investigatori che oggi offre un importante riscontro alle accuse dei “pentiti”.
Un lavoro paziente e certosino, fatto di pedinamenti ed appostamenti in incognito e coi movimenti attenzionati che puntualmente andavano a comporre le relazioni di servizio e le comunicazioni di notizie di reato.
Mano a mano finite sulle scrivanie dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che le hanno studiate insieme alle intercettazioni telefoniche ed alle connessioni in chat col messenger di BlackBarry…
