In attesa dei ricorsi delle difese chiesto l’annullamento delle assoluzioni e degli sconti di pena per i presunti ‘ndranghetisti di Cassano e Corigliano   
Maxiprocesso “Timpone Rosso”: a ricorrere in Cassazione non saranno solo gl’imputati attraverso i loro difensori. Già, perché a pochi giorni dalla scadenza del termine per poter proporre ricorso presso il supremo organo giudicante dell’ordinamento italiano, la Procura generale presso la Corte d’Assise d’appello di Catanzaro ha “giocato d’anticipo” e presentato il proprio di ricorso.
L’atto giudiziario, depositato lo scorso 10 febbraio, reca la firma del Sostituto procuratore generale Raffaella Sforza.
E con esso la Procura generale chiede l’annullamento della sentenza d’appello pronunciata il 12 luglio dello scorso anno nei confronti di ben diciannove imputati nel maxiprocesso di ‘ndrangheta contro presunti boss e picciotti ritenuti affiliati al potentissimo locale cosiddetto “degli zingari” di Cassano Jonio e delle sue sottoposte ‘ndrine di Rossano e Corigliano Calabro.
In particolare, il ricorso della Procura generale riguarda: Damiano Pepe alias “Tripolino” di Corigliano, i cassanesi Celestino Abbruzzese alias “Asso di bastone”, Giovanni Abbruzzese alias “’U cinese”, Nicola Abbruzzese alias “Semiasse”, Tommaso Iannicelli alias “’U calciatore”, Rocco Antonio Donadio, Domenico Madio alias “’U pilu iancu”, Mario Bevilacqua alias “Maruzzo”, Luigi Abbruzzese alias “Pinguino”, Armando Abbruzzese alias “Andrea”, Antonio Abbruzzese, Antonio Abbruzzese alias “Tonino figlio di Banana”, Domenico Bruzzese, Fioravante Bevilacqua, Fioravante Abbruzzese alias “Banana”, Cosimo Bevilacqua, Fiore Abbruzzese alias “Ninuzzo”, e poi Maurizio Barilari ritenuto il capo della ‘ndrina di Corigliano, e Fabio Antonio Falbo di Corigliano.
Eccezion fatta per i quattro imputati ai quali in appello venne infitto l’ergastolo, in pratica la Procura generale ha presentato ricorso contro tutti.
Lo scorso luglio la Corte d’Assise d’appello catanzarese decise il carcere a vita nei confronti di Francesco Abbruzzese alias “Dentuzzo” presunto capo degli “zingari” cassanesi, Francesco Abbruzzese alias “’U pirolu”, Nicola Acri alias “Occhi di ghiaccio” ritenuto il capo della ‘ndrina di Rossano, e per il coriglianese Ciro Nigro.
Per il resto furono inflitte condanne dai ventisette agli otto anni di reclusione, per un totale di quasi trecento anni di carcere.
Ma vi furono pure alcune assoluzioni, tra le quali spiccò quella di Damiano Pepe in primo grado condannato all’ergastolo.
E con lui furono assolti Celestino Abbruzzese padre di “Dentuzzo” (condannato a 25 anni in primo grado), Giovanni Abbruzzese (25 anni in primo grado), Rocco Antonio Donadio (25 anni in primo grado), Luigi Abbruzzese e Tommaso Iannicelli (entrambi 15 anni in primo grado).
Gl’imputati di “Timpone Rosso” sono accusati d’avere avere organizzato e compiuto una serie di plateali agguati mortali, quasi tutti consumati a colpi di potenti fucili mitragliatori kalashnikov arma da sempre “prediletta” dagli azionisti del locale degli “zingari”.
Azioni di morte che tra il 1999 e il 2003 hanno bagnato di sangue l’intera Piana di Sibari, lasciando sul campo d’una cruenta guerra di ‘ndrangheta ben undici morti ammazzati.