Del maxiprocesso in seguito al quale fu sciolto il Comune resta ora soltanto un tassello: la pronuncia degli “ermellini” sul presunto capo-‘ndrina Maurizio Barilari
Per ognuno di loro da ora in poi la parola “presunto” dinanzi all’aggettivo “mafioso” non è più necessaria.
Già, perché la sentenza di condanna per associazione mafiosa nei loro confronti adesso è definitiva, o “passata in giudicato” come si dice nel linguaggio tecnico giuridico.
A pronunciarsi inappellabilmente nella serata di ieri, dopo una camera di consiglio durata circa cinque ore, è toccato ai giudici della quinta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione.
Gli “ermellini” romani del Palazzaccio di Piazza Cavour hanno infatti rigettato o dichiarato inammissibili quasi una cinquantina di ricorsi.
Confermando, in pratica, quanto era già cristallizato nella sentenza di secondo grado pronunciata dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 17 luglio del 2013 nei confronti d’altrettanti imputati nell’ambito del maxiprocesso “Santa Tecla” contro la ‘ndrina di Corigliano Calabro.
S’è trattato, tra i tanti, del procedimento giudiziario di gran lunga più importante vissuto nella città jonica, poiché proprio da esso fu determinato lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose decretato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 9 giugno del 2011, che vide il Comune commissariato per due anni.
Alla sbarra, fino all’ultimo grado di giudizio previsto dall’ordinamento, boss, picciotti e prestanome della ‘ndrina coriglianese da anni sottoposta al “locale” di ‘ndrangheta attivo ed operante nella confinante Cassano Jonio.
Del maxiprocesso “Santa Tecla” resta ora soltanto un “tassello”. Vale a dire la pronuncia definitiva, da parte degli stessi supremi giudici della Cassazione, nei confronti del presunto capo della ‘ndrina coriglianese Maurizio Barilari – detenuto in regime di 41-bis come alcuni altri coimputati – il quale unitamente al fratello Fabio Barilari sarà definitivamente giudicato il prossimo 10 marzo come fanno sapere i loro legali, gli avvocati Salvatore Sisca ed Andrea Salcina.
Ieri, dunque, è uscito sconfitto il nutrito ed agguerrito collegio difensivo composto, tra gli altri, dal professor Franco Coppi, legale di fiducia unitamente all’avvocato Ernesto D’Ippolito del noto imprenditore Mario Straface – fratello dell’ex sindaco Pasqualina Straface estromesso dal municipio in seguito alla maxi-inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro – e dagli avvocati Giuseppe Gianzi, Salvatore Sisca, Marcello Manna, Ettore Zagarese, Maurizio Minnicelli, Giuseppe Bruno, Andrea Salcina, Giuseppe De Marco ed Antonio Sanvito. Quest’ultimo proprio ieri aveva ottenuto la liberazione d’uno dei propri assistiti, Leonardo Antonio Zangaro, a seguito d’una apposita istanza al Tribunale del Riesame.
Da qui alle prossime ore quindi, alcuni degl’imputati nel frattempo scarcerati o assegnati agli arresti domiciliari in attesa della sentenza definitiva, dovrebbero essere arrestati e condotti nuovamente in carcere.

