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Corigliano: prosegue la “desertificazione istituzionale”. Chiude anche l’Agenzia delle Entrate

Posted on Maggio 11, 2014 By Redazione

Prosegue inesorabile e implacabile la desertificazione istituzionale in questa nostra “città” di Corigliano. Riteniamo di mettere tra virgolette il titolo di città acquisito anni fa dal centro ausonico, perché i tanti scippi e ridimensionamenti che il nostro territorio sta subendo fanno si che il centro ionico, per lo Stato italiano non è altro che un buon paese nonostante i suoi 40 mila abitanti e nonostante sia dopo il capoluogo Cosenza il centro più grande della provincia. Ma se la desertificazione istituzionale prosegue inesorabile quella dei politici, purtroppo, no loro sono sempre li a difendere, questo si, la propria postazione, barattando magari il proprio tornaconto personale con le reali esigenze del territorio. Ci occupiamo di “desertificazione istituzionale” perché è di questi giorni la notizia che a fine mese chiuderà lo sportello dell’Agenzia delle Entrate di via Provinciale a Corigliano Scalo. La decisione assunta dagli uffici centrali dell’Agenzia rientrerebbe nel piano di razionalizzazione che interesserebbe i tanti rami secchi esistenti su tutto il territorio nazionale. Sarà, nessuno vuole mettere in dubbio la politica di razionalizzazione dell’Agenzia, ma come spesso avviene in circostanze del genere nessun politico del territorio si è fatto sentire, ci ha informato di avere fatto questo o quello per impedire ciò, tanto a loro, come dicevamo interessa la poltrona. Corigliano, e questo non è credeteci campanilismo, anche perché abbiamo sempre bandito forme del genere ed il nostro recente intervento sulla “fusione” tra i comuni di Corigliano e Rossano, riteniamo sia la testimonianza più autentica della nostra più totale avversione ad ogni forma di campanilismo, è da almeno un ventennio, per non andare ancora più indietro, che è all’indice dello Stato centrale per una sorta di guerra diretta alla spoliazione di postazioni pubbliche esistenti in questo paese. Tutto ciò secondo noi è grave, proprio perché Corigliano, questo a detta di gente che si occupa seriamente di aspetti sociali ed economici, ha tutta una serie di potenzialità che se sfruttate a dovere sarebbe potuta diventare l’esempio trainante per questa nostra “vittimistica” Calabria, di una realtà in costante ascesa sia dal punto di vista economico, sociale, culturale e occupazionale. Invece nulla di tutto questo, anzi chi aveva in mente il deleterio e mortificante disegno di affossarla ci è riuscito, tutto ciò con il beneplacito della politica, soprattutto a livello parlamentare e regionale. Eppure in questi ultimi 20 anni Corigliano è riuscita, cosa davvero rara negli anni precedenti, ad esprimere parlamentari, consiglieri regionali che poi sono stati nominati assessori addirittura all’agricoltura. Ebbene nel constatare le macerie di oggi non possiamo fare altro che affermare che costoro sono stati tutti conniventi della distruzione delle speranze e aspettative di un territorio che, lo ripetiamo, doveva godere di maggiori attenzioni da parte dello Stato centrale. E’ tutto perduto ? Assolutamente no, anche perché per nostra natura non siamo pessimisti o catastrofisti, però è necessario che tutti noi cittadini di questo paese ausonico riusciamo, finalmente, a renderci conto che la vecchia classe politica (sia di destra, di centro o di sinistra) deve andare a casa, non solo perché ha fatto il suo tempo, ma soprattutto perché ha assistito colpevolmente inerme alla spoliazione della nostra ex città. Questa gente, secondo noi, ancora capace di buttare fumo negli occhi, deve abbandonare la scena, altrimenti anche quel briciolo di speranza che abbiamo sull’eventuale recupero di fiducia e credibilità nei nostri mezzi, andrà definitivamente perduto. Politici che sono sulla breccia dal 1990 devono fare definitivamente posto ai giovani, la nostra speranza. Se i coriglianesi riusciranno a capire ciò forse potranno sperare in un riscatto di questo nostro territorio, altrimenti non ci sarà altro da fare che continuare a sopravvivere tra le macerie.
 
Natale De Floris

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