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L’Editoriale / La doppia morale del PD

Posted on Maggio 4, 2014 By Redazione

Fosse stato al governo il pregiudicato Silvio Berlusconi, avrebbe raccolto un’orgia di plauso e di consenso. C’è invece il «boy-scout di Gelli» Matteo Renzi. E all’onnipresente Pina Picierno “Gasparri con le tette” viene ovviamente affidato il compito di contestare: «Quando la politica va veloce, il rock diventa lento», è stata questa la battuta di chi è avvezza a quel televisivo riso sbarazzino che quotidianamente ti prende per il c.           
Per tale via i Tg nazionali di regime scatenano la “disinformazia” del nuovo “vangelo secondo Matteo”, secondo il quale il rocker fiorentino Piero Pelù avrebbe “esternato”, durante il concertone del Primo Maggio tenutosi nella storica Piazza San Giovanni di Roma, solo per una presunta “vendetta personale” nei confronti dell’ex sindaco di Firenze oggi capo del Governo italiano “reo” d’avergli revocato l’incarico di direttore artistico dell’“Estate fiorentina”.
Grossa e grossolana bugia.
Piero Pelù aveva creato FI.ESTA (FIrenze.ESTAte) nel 2007 con la vecchia amministrazione del sindaco Leonardo Domenici ma dopo 10 mesi di lavoro aveva lasciato quell’incarico di sua spontanea iniziativa, ha detto, «Perché non mi piacevano i giochi sporchi che si facevano con il denaro pubblico. Ho lasciato io nell’ottobre 2007, mentre Renzi in quegli anni “usava” milioni di euro pubblici della Provincia di Firenze anche per fare manifestazioni che duravano pochi giorni e che non si inculava nessuno».
Questa la verità non smentita da Renzi e dal Governo, e, cosa grave, non rettificata da nessuno dei Tg di regime.
Gli artisti sono liberi e molto spesso contro un potere che sbugiardano.
Ricapitoliamo.
Salito sul palco di San Giovanni, Piero Pelù ha chiesto «Un minuto di silenzio per tutte le vittime sul lavoro (morti bianche), per chi muore di non lavoro, per chi lavora da schiavo, per i cervelli in fuga all’estero, per chi vive sotto il ricatto tra vita e lavoro, per i lavoratori di Piombino (acciaierie), di Casale Monferrato (eternit), per quelli della Fiat, per quelli di Porto Marghera (raffinerie), per i lavoratori e i cittadini di Taranto\Ilva, per i minatori del Sulcis (e tanti altri), infine per Roberto Mancini il poliziotto eroe che è morto di cancro per avere indagato sui veleni interrati nelle Terre dei fuochi a Napoli. Non vogliamo l’elemosina da 80 euro, vogliamo lavoro!».
Quest’ultima frase è stata utilizzata contro Pelù nei modi più rocamboleschi e bassi («Milionario fuori dalla realtà») per tentare di censurare tutto ciò che aveva detto prima.
L’artista, sulla sua pagina Facebook, il giorno dopo s’è scusato pubblicamente con chi ha realmente bisogno di quegli 80 euro per arrivare a fine mese.
Il secondo intervento ha riguardato gli sprechi di miliardi di euro per l’acquisto degli aerei militari F-35.
«A proteggerci dai nemici esterni c’è la NATO che già paghiamo a carissimo prezzo (dal 1945), gli F-35 rubano soldi alla scuola e alla sanità, il-non-eletto (dal popolo), il boy-scout di Licio Gelli deve capire che il nemico in Italia si chiama disoccupazione, (aggiungo evasione fiscale), si chiama corruzione, si chiama voto di scambio, si chiama mafia, ‘ndrangheta e camorra. Gli unici cannoni cha ammetto sono quelli che dovrebbe farsi Giovanardi».
E oggi, sempre sulla sua pagina Facebook, aggiunge: «Sul “boy-scout di Gelli” si è scatenata la furia degli ex-democratici senza capire minimamente l’ironia della definizione ma anzi mostrando un nervosismo inspiegabile, non era un gran battutaro Renzi? Giovanardi invece è ancora lì a chiedersi cosa volessi dire. Per par condicio ho poi maledetto le toghe rosse che stanno perseguitando il povero Silviuccio (costringendolo all’umiliazione dei servizi sociali) e ho lanciato un appello a Marcellino Dell’Utri perchè tornasse a casa dal suo esilio coatto libanese che lo aspettiamo tutti a braccia aperte. Voglio ringraziare sentitamente quegli innumerevoli che mi hanno dimostrato amore, amicizia e solidarietà, tra gli altri: Paolo Rossi (l’attore!), Fiorella Mannoia, Eugenio Finardi, Giorgio Canali, Sergio Blasi (uno dei seri del PD), Andrea Scanzi (scrittore di teatro e giornalista), Vauro. Non se ne abbiano i boy-scout, il nome di Renzi accanto al loro non era un insulto. A quei fenomeni che mi chiedono maliziosamente perchè ho intervistato Licio Gelli nel 1995 dico guardatevi attentamente il documentario del Tour dei Litfiba dal titolo “Lacio drom. Buon viaggio” e non mi scassate più la minchia. Chi voleva capire ha capito, chi non ha capito…cazzi vobis!».
Parolacce a parte, nessuno dei Tg nazionali ha dato un solo secondo di spazio a Piero Pelù.
Ciliegina sulla torta della “disinformazia” la dichiarazione “dissociativa” da Pelù da parte di Raffaele Bonanni, il segretario nazionale della Cisl che con Cgil e Uil organizza ogni anno il concertone del Primo Maggio…

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