La lotta alla ‘ndrangheta, è un’emergenza da affrontare con tutte le armi a disposizione. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha presentato il Piano d’azione nazionale e transnazionale contro la criminalità organizzata di tipo mafioso calabrese predisposto dall’Esecutivo e dal Viminale. Lo Stato garantirà 800 unità interforze: 355 per il controllo del territorio, 155 per le attività investigative e 290 assegnazioni di personale per le attività investigative e di controllo del territorio. Ma oltre al rafforzamento delle forze di polizia, si punta anche alla lotta al giro d’affari della ‘ndrangheta che, ogni anno, fattura circa 55 miliardi. Tre sono i livelli di attacco e quattro le tecnologie in soccorso. Il primo livello dello Stato passa dal controllo del territorio, l’attività investigativa, le misure di prevenzione personali e patrimoniali, la ricerca dei latitanti e la stretta collaborazione con gli uffici giudiziari. A disposizione ci sono circa 800 risorse aggiuntive, in concorso con la Dia. Il secondo livello è quello che rappresenta il presente e il futuro: la lotta al portafoglio della ‘ndrangheta che, ogni anno, fattura circa 55 miliardi. Il terzo livello è quello che può contare sulla rete di 50 uffici in cui opera la rete degli esperti italiani per la sicurezza. Le tecnologie, in continua evoluzione, è rappresentata innanzitutto dal sistema informativo interforze, poi dal sistema di georeferenziazione dei reati, dal sistema di georeferenziazione dei controlli e, infine, dal supporto investigativo, che consente di mappare i soggetti e le organizzazioni criminali italiane ed estere, presenti sul territorio. Attualmente in Calabria sono censite 160 organizzazioni e 4389 affiliati, così suddivise per province: Reggio Calabria 97 organizzazioni con 2086 affiliati; Catanzaro 19 organizzazioni con 533 affiliati; Cosenza 16 organizzazioni con 715 affiliati; Crotone 11 organizzazioni con 702 affiliati e infine Vibo Valentia con 17 organizzazioni e 353 affiliati. Le attività criminose partono, ha spiegato il ministro, dalla Calabria per arrivare in alcune regioni, principalmente Lazio, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte per diffondersi anche in ambito internazionale. Per questo sono stati creati cinque hub (centrali logistiche e organizzative) a Parigi, Bucarest, Brasilia, New York e Teheran da cui coordinare il contrasto a livello internazionale. Una vera e propria rete di esperti per la sicurezza all’estero con cinquanta uffici per la ricerca di latitanti e l’individuazione di attività economiche criminali. Alfano ha annunciato anche la firma di una direttiva ai prefetti delle province calabresi che dà mandato di realizzare questo piano strategico mirato: «un modo efficace e concreto di lotta alla criminalità organizzata». Le prefetture rappresentano, ha sottolineato il ministro, un punto di snodo nella fase di contrasto in una squadra-Stato, composta da Forze dell’ordine, prefetture e magistratura,  in grado di giocare compatta». Sulla carta il piano predisposto dal Governo e dal Ministero degli Interni ha già fatto registrare dichiarazioni positive da parte di coloro che quotidianamente sono impegnati, come il sostituto procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, nel fronteggiare questa organizzazione criminale divenuta ormai una vera e propria holding mondiale del crimine. Adesso, però, ed è questo che chiedono, non solo gli addetti ai lavori, ma un po’ tutti i calabresi e gli italiani è che dalle parole si passi ai fatti, e cioè che effettivamente il Governo metta in campo quanto dichiarato e predisposto. Altro aspetto che i calabresi e gli italiani sottolineano sono i tempi per la piena attuazione del piano: tempi molto ristretti e comunque già a partire dal prossimo mese di maggio. La nostra regione, e non solo, ma l’Italia intera chiede a gran voce interventi concreti perché la ndrangheta ormai si è impadronita di tutto quello che di legale viene posto in essere nel nostro Paese.

      Giacinto De Pasquale