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Alto Jonio: i privati chiedono all’Anas di rivedere il tracciato della nuova SS 106

Posted on Aprile 6, 2014 By Redazione

Crescono col passare dei giorni, soprattutto da parte dei privati, le resistenze contro la realizzazione della nuova S.S. 106, nonostante l’annunciato ammorbidimento da parte dell’Anas che, da quanto è dato sapere, in fase di Conferenza dei Servizi, sarebbe disposta a rialzare “la livelletta” del tracciato, a ripristinare le gallerie artificiali venendo così incontro alle osservazioni dei sindaci. I comuni interessati, considerata l’innegabile ricaduta occupazionale ed il buon risultato della intercorsa concertazione istituzionale, pare abbiano ammorbidito le proprie posizioni, ma gli ambientalisti ed i proprietari dei terreni restano sul piede di guerra e si starebbero organizzando attraverso un percorso stragiudiziale affidato ad un proprio legale. E’ già pronta infatti, ed è stata anche girata alla stampa, un’articolata relazione ostativa che sarà inviare al ministero dell’Ambiente entro l’8 aprile, con la quale si chiede al Ministero che: «stante le numerose irregolarità ed illegittimità denunciate, il progetto definitivo del 3° megalotto venga respinto». Tantissime le irregolarità denunciate, a partire dalla palese difformità tra il progetto preliminare e quello definitivo che, secondo la relazione tecnica, sarebbe stato completamente stravolto, “attraverso notevoli variazioni piano-altimetriche” con il pretesto delle campagne di indagini condotte dalle imprese aggiudicatarie dell’opera in conseguenza delle quali «più della metà del tracciato – si legge testualmente – ha cambiato radicalmente i connotati… alzando  la livelletta e portando i manufatti in superficie ed elevando a dismisura le altezze dei viadotti che su alcuni torrenti (vedi Avena) superano abbondantemente i 100 metri». Secondo i numerosissimi ricorrenti (pare oltre 300) ci sarebbe insomma una sostanziale difformità tra il “preliminare” ed il “definitivo” anche sotto il profilo della localizzazione dell’intervento, «la qual cosa – si legge nella relazione – rende l’intero procedimento illegittimo, in quanto consente di affermare che soltanto in apparenza viene rispettata la sequenza delle fasi, mentre, nella sostanza, il progetto definitivo è privo di un progetto preliminare e di una fase preliminare di cui possa considerarsi elaborazione sequenziale. Tutto ciò – si legge ancora – rende perciò impossibile una visione d’insieme per chi ha, invece, il compito ed il ruolo di esprimersi rispetto all’intera opera (primo tra tutti il CIPE): né a tale rilievo sembra potersi opporre che l’avviso contiene la previsione di una nuova VIA (valutazione impatto ambientale) per le parti in Variante da parte del Ministero. Lo stravolgimento del progetto, – secondo i ricorrenti che ne chiedono la bocciatura – in realtà non è determinato da ragioni tecniche ma da una sorta di baratto tra la compatibilità economica e le esigenze del territorio che comunque viene completamente devastato e compromesso».
     Pino La Rocca

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