«I medici dell’ospedale di Cosenza hanno ragione da vendere: i motivi per la protesta ci sono tutti… In Calabria si fa di tutto perché non funzioni nulla e l’esempio più palese è rappresentato da un commissariamento della sanità che ha fatto acqua sin dal suo esordio. E così muoiono i presidi ospedalieri, come l’Annunziata, che hanno costituito il vanto della medicina calabrese e muoiono i piccoli ospedali che hanno garantito finora le popolazioni di periferia ed i territori disagiati». A pronunciare questo duro giudizio è il professore Ettore Jorio dall’alto del suo scanno di osservatore attento e autorevole in quanto docente di Diritto Amministrativo e Sanitario presso l’Unical di Cosenza, nonché autore di diverse pubblicazioni, il quale spara a zero contro la classe politica calabrese ed in particolare contro il commissariamento della sanità. «Commissariamento che – afferma il cattedratico – si dimostra feroce con i cittadini più deboli che soccombono quotidianamente…, ingrata con gli operatori sanitari, soprattutto con quelli che spendono il loro sangue nelle corsie e accondiscendente con quelli che non fanno il proprio dovere percependo retribuzioni immeritate, mentre il diritto alla tutela della salute viene sfacciatamente leso, nonostante esso venga sancito dalla Costituzione». Poi, all’interno di una lunga a dettagliata requisitoria il docente dell’Unical parla degli intrallazzi che si perpetuano intorno agli appalti «che – scrive testualmente il docente di Diritto Amministrativo Sanitario alludendo a certa classe politica – spesso fanno la propria e l’altrui fortuna…». «Il tutto, sempre secondo il docente che chiama in causa l’acquiescenza delle forze politiche, si consuma all’interno di «un esercizio commissariale nettamente al di fuori della Costituzione, fatto con decreti che espropriano il Consiglio del suo ruolo legislativo, con quest’ultimo che si limita ad osservare rimanendo impietosamente incapace di reagire, salvo qualche rara eccezione». Così, tra le righe, il docente Unical chiama in causa le forze politiche che hanno ormai abbandonato l’ascia di guerra e che spesso si rifugiano nell’alibi di un commissariamento che avrebbe espropriato il loro diritto alla interlocuzione istituzionale. La gente però, specie quella che abita nelle periferie di un Alto Jonio sempre più abbandonato, non si rassegna e se la prende con i propri referenti politici. Dove sono finite, ci si chiede, le lotte dei sindaci ed i loro frequenti viaggi a Catanzaro? Dove sono finiti i propositi di secessione dell’Alto Jonio dalla Calabria e di annessione alla Basilicata? Nell’Alto Tirreno qualcosa comincia a muoversi e si parla sempre più insistentemente di un iter già avviato da parte di alcuni comuni di abbandonare la matrigna Calabria per approdare in Basilicata. Lì non ci sarà sicuramente l’Eldorado della sanità, perché la crisi morde anche in Basilicata, ma almeno non c’è un commissario tuttofare e calato dall’alto, ma una classe politica liberamente eletta in grado quanto meno di ascoltare le istanze che provengono dai territori. 
     Pino La Rocca