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Fatturazione elettronica: cosa dice la Cassazione sull’occultamento dei documenti

Posted on Ottobre 29, 2025 By Redazione

Da sempre la fatturazione rappresenta un aspetto tra i più delicati per le aziende: qualcosa che vale ancora di più da quando dal 2019 è stata introdotta in formato elettronico. Premesso che il Belpaese è particolarmente all’avanguardia sotto questo punto di vista, l’obbligo negli ultimi anni è stato esteso alla maggior parte dei professionisti e delle imprese: dal 1° gennaio 2024 sono tenuti a procedere in tal senso anche i contribuenti in regime forfettario e dei minimi. Gli unici a rimanere esclusi sono i lavoratori della sanità e dunque quanti detengono l’obbligo di inviare i dati al Sistema Tessera Sanitaria.

Oggi ci soffermiamo su una questione delicata, in merito alla fatturazione elettronica: quando l’occultamento o la distruzione dei documenti può essere considerati reato, prendendo spunto da una recente sentenza della Cassazione.

L’importanza di dotarsi di articoli di cancelleria in un’epoca di dematerializzazione

Non tutti i documenti vengono lavorati in formato digitale: per questo è fondamentale per i professionisti che svolgono un lavoro d’ufficio dotarsi degli opportuni articoli di cancelleria. Tra questi, le cucitrici e i punti per cucitrici di UfficioDiscount sono molto performanti e versatili, dando modo di mantenere i fogli ordinati e prevenire le imprecisioni, con il rischio magari di perderne una parte. Il portale offre un vasto assortimento di articoli per l’ufficio: oltre alle cucitrici e ai punti per tali macchinari, mette a disposizione risme di carta, penne, block notes, evidenziatori, buste e molto altro ancora. Soluzioni di cui è essenziale predisporre una piccola scorta, in un’epoca digitale dove comunque una dematerializzazione totale appare impossibile, così da lavorare meglio, con tutto a portata di mano.

Distruzione e occultamento delle fatture: cosa dice la Corte di Cassazione

A prevedere l’ipotesi di reato per la distruzione/occultamento delle fatture ci aveva già pensato un decreto di oltre vent’anni fa, ovvero il D.Lgs. 74/2000, in particolare all’articolo 10. A fare ulteriore chiarezza sulla questione è stata la Corte di Cassazione nella sentenza n. 28910 del 6 agosto 2025. In questa occasione ha specificato che sussiste reato persino nel momento in cui i documenti fiscali non siano stati archiviati né stampati in modalità corrette. 

La questione è di rilevanza cruciale non solo per gli imprenditori, ma anche per chi presta loro supporto fiscale come consulenti e commercialisti. L’emissione e la corretta custodia dei documenti rimangono quindi centrali per una ragione molto semplice: pratiche come quelle di occultamento e distruzione dei file o dei faldoni costituiscono un ostacolo in caso di accertamento. 

Cosa implica tutto questo? Che occorre prestare attenzione agli strumenti che si utilizzano per l’archiviazione, non solo per la fatturazione in sé. Il caso andato in Cassazione vedeva al centro una mancata conservazione tramite un software come Excel, considerato dagli addetti ai lavori non solo superato ma, proprio come dimostra la vicenda citata, persino pericoloso: è facile, involontariamente, “cancellare un documento”. Questo nonostante non vi fosse alcuna azione volontariamente nociva. A fare da spartiacque, dunque, non sono le intenzioni, ma il risultato lesivo accertabile per il fisco.

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