Il Segretario Generale nazionale della Confial (Confederazione Italiana Autonoma Lavoratori), Benedetto Di Iacovo, ha inviato una lettera al Prefetto di Cosenza sull’operazione “Master”, condotta dai Carabinieri per la Tutela del Lavoro sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha fatto emergere nella Piana di Sibari un quadro definito «di eccezionale gravità» da intermediazione illecita, sfruttamento dei braccianti, condizioni abitative degradanti e modalità di trasporto pericolose.
Nella lettera, Di Iacovo cita le immagini di lavoratori stipati in piccole automobili e nel bagagliaio come «la manifestazione più evidente di una condizione che non può essere considerata soltanto una violazione delle norme sul lavoro, ma una vera negazione della persona umana».
Il Segretario Generale Confial esprime «apprezzamento» alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, all’Arma dei Carabinieri, all’Ispettorato e a tutte le istituzioni coinvolte nelle attività investigative, auspicando che l’operazione si traduca in «un’azione istituzionale stabile, coordinata e preventiva» contro un fenomeno che, secondo Confial, si alimenta attraverso intermediazioni irregolari, trasporti abusivi, sistemazioni abitative indegne e responsabilità distribuite lungo l’intera filiera produttiva e commerciale.
Alla lettera è allegato un documento di proposte operative, intitolato “Piana di Sibari: dal contrasto all’emergenza a un sistema permanente di legalità del lavoro”. La proposta centrale è la costituzione, presso la Prefettura di Cosenza, di una Cabina di regia territoriale permanente e l’approvazione, entro novanta giorni, di un Protocollo operativo multi-agenzia per la Piana di Sibari, con responsabilità, tempi, indicatori e verifiche periodiche.
Le proposte operative
Tra le proposte formulate da Confial figura in particolare la costituzione, presso la Prefettura, di un Tavolo territoriale permanente aperto alle istituzioni competenti, agli organi ispettivi e di vigilanza, alle organizzazioni sindacali e datoriali, ai Comuni interessati e alle realtà impegnate nella tutela e nell’assistenza delle vittime.
Il lavoro del Tavolo, secondo il documento, potrebbe concentrarsi su: incontro pubblico e trasparente tra domanda e offerta di lavoro agricolo; organizzazione di trasporti regolari e sicuri verso i luoghi di lavoro; disponibilità di soluzioni abitative dignitose; piena applicazione dei contratti collettivi e tracciabilità delle giornate lavorate e delle retribuzioni; verifica della congruità tra produzione realizzata, manodopera impiegata e giornate denunciate; rafforzamento dei controlli durante le campagne agricole; tutela e accompagnamento dei lavoratori che denunciano situazioni di sfruttamento; salvaguardia delle imprese corrette dalla concorrenza sleale generata dal lavoro irregolare.
Il documento propone inoltre un Piano stagionale coordinato dei controlli, un presidio territoriale multilingue con unità mobile nei luoghi di presenza dei braccianti, un protocollo per l’identificazione e la protezione delle vittime, un Piano “Trasporto sicuro dei braccianti”, un’anagrafe territoriale degli alloggi destinati ai lavoratori stagionali e il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità.
Confial propone anche un piano operativo distinto in fasi nei primi 180 giorni: dalla prima riunione interistituzionale entro 15 giorni, alla mappa stagionale dei rischi entro 30 giorni, fino alla sottoscrizione del Protocollo multi-agenzia entro 90 giorni e a una prima verifica pubblica aggregata entro 180 giorni.
Nelle richieste conclusive rivolte al Prefetto, Confial chiede di convocare un incontro istituzionale con i principali soggetti competenti, Confial compresa, di istituire la Cabina di regia territoriale permanente per la Piana di Sibari, di avviare la predisposizione del Protocollo provinciale multi-agenzia con l’obiettivo di sottoscriverlo entro 90 giorni, di promuovere immediatamente il piano stagionale dei controlli e di trasmettere al Ministero dell’Interno le proposte nazionali contenute nel documento, valutando la Piana di Sibari come area pilota per un modello integrato replicabile.
Il documento sottolinea infine che «la Piana di Sibari rappresenta una delle realtà agricole più rilevanti del Mezzogiorno» e che difenderne il tessuto produttivo significa «sostenere le imprese sane, tutelare il lavoro dignitoso e impedire che fenomeni criminali compromettano l’immagine e le prospettive di sviluppo dell’intero territorio».
