Si è svolta a Campana, nel giardino-roseto del Santuario di Santa Maria delle Grazie, la presentazione del libro La Transmondanza di Antonio Bevacqua, dedicato al tema dell’emigrazione letto in una chiave diversa dal solito.
L’incontro ha proposto una riflessione sulla migrazione come occasione di incontro e scambio, piuttosto che come semplice esperienza di separazione. Il concetto di “Transmondanza”, coniato dall’autore, nasce dall’idea di attraversare mondi diversi per tornare arricchiti, costruendo ponti anziché muri.
Tra i saluti istituzionali, il Vicesindaco Francesco Iacovino ha richiamato la lunga storia migratoria dei territori calabresi, che affonda le proprie radici già nell’epoca ellenica, quando popolazioni e culture si spostavano e si contaminavano.
L’Assessore alla Cultura Maria Mingrone ha ricordato la vicenda dei propri nonni, costretti a partire per cercare fortuna, restituendo un volto concreto a un fenomeno spesso raccontato solo attraverso numeri e statistiche.
Il parroco don Enzo Malizia ha invitato la comunità a non limitarsi a ricordare gli emigrati, ma a raggiungerli concretamente nei luoghi in cui oggi vivono, mantenendo vivi i rapporti con le comunità campanesi sparse nel mondo.
Il dialogo con l’autore
A moderare l’incontro è stata Erminia Madeo, curatrice dell’edizione del volume, che ha dialogato con l’autore accompagnando il pubblico nei temi centrali dell’opera. La Transmondanza unisce riflessione filosofica, antropologia, memoria e musica, ed è parte di un più ampio lavoro musicale e narrativo di Bevacqua sulla mobilità umana e le trasformazioni culturali generate dall’incontro tra popoli.
Nel suo intervento, Antonio Bevacqua ha raccontato la propria esperienza di musicista, maturata in occasioni all’estero e in festival dedicati alle comunità degli emigrati, da cui ha tratto la convinzione che, lontano dalla propria terra, l’orgoglio italiano e calabrese spesso diventi ancora più forte.
Tra le proposte contenute nel libro, l’istituzione in tutti i comuni di un registro della diaspora, capace di lasciare traccia di chi è partito e favorire contatti con le comunità all’estero, e la valorizzazione della mobilità dei giovani come investimento sul futuro, attraverso l’acquisizione di competenze all’estero da riportare poi nella propria terra.
La testimonianza di Giovanni Santoro
Il momento conclusivo della serata ha avuto come protagonista Giovanni Santoro, campanese che 47 anni fa lasciò il proprio paese per raggiungere la Germania. Dopo aver svolto diversi lavori, dal carpentiere al cameriere, Santoro ha costruito una propria attività nella ristorazione, dando vita a una realtà chiamata “Calabria”, nella quale ha portato la cucina e i prodotti della propria terra.
La sua vicenda, raccontata nel libro, ha rappresentato la testimonianza concreta di quanto proposto da La Transmondanza sul piano teorico. L’accoglienza riservata a Santoro dalla comunità di Campana ha trasformato l’ultimo momento della presentazione in un momento collettivo di festa.
