Broccolo (SI),considerazioni sull'attuale momento politico

A distanza di due mesi dalle elezioni politiche a ben guardare la situazione generale ed in particolare quella calabrese, viene da rovesciare il celebre adagio: Se Atene piange, Sparta non ride”. L’insolita maggioranza “carioca” si dibatte in una stravolgente operazione contrattuale che molto sa di anticostituzionalità(Sparta vincitrice della guerra-del Peloponneso-)ed Atene piange i suoi caduti eccellenti troppo impegnati negli anni passati a sfidare il comune senso della sopportazione.

 

 

Ero tra quelli che provavano a ragionare sulla possibilità di dialogo con il Movimento cinque stelle, rappresentanti di ben undici milioni di italiani che nell’urna hanno di fatto “rivoluzionato” il quadro politico ed istituzionale italiano.Perfettamente consapevole della magmatica natura totipotente del Movimento,ed appunto per questa potenzialità evolutiva,ovvero per mutuare dalla biologia,di organismo non differenziato che puo’ evolvere in molte direzioni,ritenevo necessario aprire un dialogo su equilibri avanzati, che pure non mancano nelle evocazioni dei pentastellati.Con molti di loro abbiamo negli anni condotto battaglie serie ed articolate sui rifiuti,sulla sanità, e soprattutto sulla deriva costituzionale e sulle trivelllazioni dei nostri mari del Sud.

Si è preferito attendere il passaggio del cadavere seduti sul greto del fiume,con conseguenze al momento di difficile previsione.Di sicuro si è omesso di guardare oltre la contingenza e l’autoreferenzialità,tralasciando che la deriva postdemocratica in atto da decenni ha dato adito e forza alla crescita di forze decisamente antisitema(democratico)ed apertamente liberticide con una continuità temporo-spaziale di allarmante intensità:dall’America di Trump per passare alla Francia di le Pen e via Austria e Polonia giungere all’Ungheria di Orban .

La risposta alla crisi nella maniera classica si è formulata da “destra”con un ritorno piuttosto anacronistico ai principi di natività contrapposti in maniera paradossale alla “morte della distanza”generata dalla globalizzazione.

Per altro paradosso proprio i fattori ed i soggetti scatenanti della “globalizzazione”:la finanziarizzazione dell’economia e le classi dirigenti dei Paesi occidentali oggi,di fronte alla crisi,si rifugiano negli ancestrali richiami all’identità nazionale ed a forme di autarchia economica ben consapevoli del corto respiro in termini di consenso popolare e quindi non è di difficile previsione la possibilità di un restringimento degli spazio di democrazia con forme di autoritarismo sperimentate in altri momenti ed in altri contesti.Il brodo di coltura al momento infarcito di Daspo e pregiudizi xenofobi potrebbe a breve avere ripercussioni assolutamente spiacevoli anche per noi indigeni.

Pochi cenni che delineano una complessità di lettura della realtà che tuttavia non sembra caratterizzare la ricerca del variegato mondo di quanto ancor rimane in esistenza della “Sinistra”in vari modo organizzata.Anche in questo contesto,ennesimo paradosso,sembra prevalere il punto di partenza da “quel che eravamo”omettendo in maniera clamorosa alcune delle ragioni della sonora sconfitta dello scorso marzo.In particolare per quanti come me han partecipato ad un’esperienza differente rispetto al PD ma che tale non è stata- per nulla-percepita dagli elettori,credo sia ragione di semplice buon senso ripartire da quella sconfitta affrontandola come esito finale di un lungo processo di “estraniazione”dal Paese reale in buona misura determinato proprio da “come eravamo“ con qualche incursione persino nella “ingloriosa fine del tanto decantato PCI,e non come un accidente storico contingente ma non duraturo nel tempo e quindi come momento costitutivo del processo costituente futuro.Della serie non siamo noi a non aver capito molto del tempo e del luogo dove viviamo, bensi sono stati gli elettori ad essersi sbagliati.In quest’ottica basta riaggregare ed estendere in maniera piu’ solida altri frammenti di gruppi dirigenti(?),magari attendendo che altri “pezzi”abbandonino il PD ,naturalmente con costanti richiami ai pericoli delle “Destre”ed alla Costituzione ed il mosaico alternativo è pronto e ricomposto.

Non credo sia questa la strada da percorrere.

Senza inutili iconoclastie (basti guardare a Corbyn ,Sanders e Melenchon)il punto di partenza non è sulle sigle da unificare bensi-come egregiamente suggerisce il Prof.Ferragina –il punto di partenza debbono essere “Le ragioni per le quali individui con storie di vita diverse dovrebbero farsi racconto collettivo”e questo si puo’ attuare ripartendo dai luoghi di vita delle persone reali e nient’affatto da schemi idealtipici che dalla maggioranza delle persone vengono percepite come astrazioni politiciste.Piu’ che indugiare sui grupi dirigenti e sulle loro improbabili allocazioni ,forse dovremmo ,come suggerisce Ferragina,studiare ed analizzare il mondo in cui viviamo e trarre le dovute conseguenze di natura politica.Un solo esempio ripreso dal centro Studi di Confindustria Novenbre 2017” Le conseguenze sul lavoro saranno molto importanti. Realisticamente non sappiamo prevedere qualesarà l’effetto complessivo e a livello globale sull’occupazione, ma sappiamo con certezza che milioni diposti di lavoro saranno distrutti e creati nel mondo e che i nuovi posti di lavoro non necessariamente saranno negli stessi luoghi in cui sono stati perduti e sicuramente richiederanno competenze diverse da quelle attuali”.

Tralascio le conseguenze sul Welfare e la discussione sulle problematiche ambientali ad altri approfondimenti,ma su questo calco è possibile ,oltre che necessario,porsi il problema del reddito e/o della riduzione dell’orario di lavoro di fronte alla dilagante precarietà?Oppure ,in pieno stile Blairiano,abbiamo la nevessità di “rassicurare”sempre e comunque i padroni del vapore?

Sulla Calabria:in queste giornate si è prodotta la giunta regionale ter,suppongo sia l’ultima in virtu’ del fatto che ormai le elezioni sono prossime.In questo contesto appare davvero singolare che il giudizio tra le forze che pochi mesi orsono hanno costituito LEU,sia del tutto contradditorio.Una parte,quella nella quale continuo a riconoscermi,ritiene che i margini di discussione con questa esperienza siano stati abbondantemente superati e che la collocazione di qualsiasi “sinistra” in questa Regione debba essere necessariamente all’opposizione e pronta a costruire un modello alternativo al trasversalismo ed alla inconcludenza che ha radici lontanissime ,da far risalire agli albori del regionalismo,continuando la sperimentazione di Seminaria e di alcune esperienza di lotta dei movimenti civici presenti sul territorio regionale e soprattutto di governo del territorio,ai quali spero si aggiunga la vittoria delle”Voci in cammino”di Salvatore Iazzolino a Casali del Manco, Mentre un’altra forza politica:MDP consolida il proprio ruolo di governo .Contraddizioni in seno al popolo (di parte) della Sinistra calabrese che meritano una discussione da affidare alla -sia pur risicata- base ,partendo dal presupposto che le “prossime elezioni” non sono il confine ultimo(basti guardare Fico e Fedigra)cui aspirare bensi un momento transitorio e costituente di proiezione collettiva e forse persino di testimonianza di un mondo migliore e piu’ giusto,senza le quale nessuna Sinistra potrà rinascere nella mente delle persone.

Angelo Broccolo

Segretario regionale Sinistra Italiana

 

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