La strada della pompa


La commissione, riunita in grande pompa in una stanza del Museo Archeologico di Sibari (ah, perché la spaventosa decisione non può che essere ratificata in un museo...), sta ormai per deliberare riguardo al progetto e alla fattibilità del terzo megalotto della nuovissima strada statale 106. I sindaci del comprensorio, insieme ai grandi capi della Calabria, dell'ANAS e del consorzio appaltante, preso atto dell'effettivo stanziamento dei denari calati dall'alto, esultano gioiosi.

 

Sembra proprio così: la strada si farà! C'è chi dice che ci vorranno quattro anni per compierla, chi dice che ce ne vorranno sette o nove, ma tant'è, la strada si fa. Che euforia! Il gran consiglio ormai ha deciso e − preso atto delle esigenze dei vari capi, dei sindaci e dei loro lacchè − procederà a costruirla questa bell'opera. Si risolveranno, così, in un solo colpo tutti i problemi dell'alto Ionio: la disoccupazione cronica, l'isolamento, persino il turismo e la salute pubblica.
E noi poveracci a protestare (come da foto allegata), lasciati fuori dalla pompa del consiglio, dalle decisioni pomposamente prese, dalle decisioni della pompa, insomma. Allora la commissione, dopo aver banchettato a salumi e biscottoni, rompe le file, si disperde, uscendo alla spicciolata dalla camera di consiglio.
è inutile contestare ai sindaci che il progetto non potrà essere modificato una volta che sarà reso esecutivo; è inutile far pesare loro la propria insipienza, il proprio asservimento alle logiche del potere e della svendita; è inutile dire loro di assumere finalmente una posizione chiara e ufficiale sulla mostruosa strada, di riappropriarsi, almeno in parte, delle proprie funzioni. Loro e i loro capi diranno che così si è deciso nella pompa e che loro nulla possono.
Allora fatela questa strada della pompa; poi fatene un'altra e un'altra ancora. E tenetevi un territorio devastato dalla vostra brama! Gioite nel segreto dei vostri cortiletti, negli appezzamenti cementificati per i vostri amici e per i vostri figli.
Noi − oltre il cancello blindato dalla polizia − restiamo fuori. Noi non siamo accreditati. Eppure, siamo gli stessi che riveleranno ai vostri figli e ai figli dei vostri figli di quale abominio si sono resi colpevoli i loro padri.

Trebisacce, 10 maggio 2018

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