Il tracciato del 3° Megalotto della S.S. 106 è devastante e costoso e fa scempio delle terrazze marine dell’Alto Jonio e averne proposto e poi modificato il progetto esecutivo è colpa della miopia di certa politica locale che ha rinunciato a priori al raddoppio dell’esistente così come è avvenuto per la S.S. 534 e per gran parte della S.S. 106 già adeguata. E’ la risposta del Comitato dei Cittadini dell’Alto Jonio all’ex sindaco di Amendolara Mario Melfi 

che, col timore che il massiccio finanziamento di 1milardo e 234milioni vada in fumo e venga dirottato altrove, a suo dire con grave danno per l’economia locale, ha contestato il Ricorso al Tar presentato dal suddetto Comitato. «In periodo di campagna elettorale – si legge nella nota sottoscritta da Michele Lacanna quale portavoce del Comitato - tutto fa brodo e ai potenziali elettori si rivolgono le più strampalate promesse sperando di carpirne il voto. Si fa insomma leva sulle piaghe del territorio (mancato lavoro, emigrazione, incidenti stradali) per colpire l’emotività della gente. Quando, però, - si legge ancora - la recriminazione viene da un ex-amministratore locale (sindaco e consigliere provinciale) e attuale funzionario regionale (del Dipartimento Ambiente!), che vede nella costruzione di una strada ben 8 anni di impiego di manodopera (e poi?) e per questo considera il progetto dell’Anas “invidiabile”, appare in tutta la sua chiarezza l’incapacità prospettica della politica calabrese che si dimostra miope dinanzi alle prospettive dello sviluppo di un turismo sostenibile che valorizzi le risorse naturali e paesaggistiche esistenti». Dopo aver portato un duro attacco “a molti amministratori locali e regionali”, ritenuti incapaci di costruire progetti lungimiranti in grado di coinvolgere le risorse umane e ambientali esistenti ma di essere interessati solo a intercettare il consenso, il portavoce del Comitato prova a tranquillizzare l’ex sindaco Melfi: «Noi – scrive il dr. Lacanna - ci siamo limitati a sottolineare presunte illegittimità nelle procedure che hanno portato ad approvarne un primo stralcio e a suggerire un percorso alternativo meno devastante per il territorio protetto. Abbiamo rimarcato ha aggiunto Lacanna - le sostanziali differenze tra il progetto preliminare (gallerie naturali profonde) e il progetto definitivo (trincee a cielo aperto) e come gli enti preposti ai nulla-osta preventivi si siano espressi in modo contraddittorio. Gli oppositori di questo scempio che viene “pagato “ da coloro che subiscono, oltre che da tutti i contribuenti italiani , – ha concluso il portavoce del Comitato - non sono mai stati contro l’opera ma, da cittadini preparati che si preoccupano dello sviluppo del territorio, ne hanno denunciato non solo lo scempio ambientale e lo spreco di denaro pubblico, ma anche i numerosi errori procedurali che, puntualmente denunciati, hanno costretto e costringono tuttora l’ANAS a modifiche e progettazioni nuove…».

Pino La Rocca
 

 


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