UGC: La crisi ha allontanato i figli dai genitori, dai valori e dalla politica 
ROSSANO  – Nel momento dell'anno in cui viene celebrata la Famiglia, come testimonianza di unione e di trasmissione dei valori, la solidità del primordiale concetto di società e convivenza viene scalfita dalla violenza. Che, ancora una volta ed in modo inaudito, è andata ad intaccare, irrimediabilmente il vincolo sacro del rapporto tra figlio e genitore.

 Ecco come allora il Natale, da momento di unità e vita, diventa in un attimo teatro di agghiaccianti aberrazioni. Qualcosa si è inceppato. Cosa non funziona più? Chi sono i reali responsabili di questo malessere di vivere che ci rende fragili e vulnerabili e ci porta a commettere gesti di cui non ci saremmo mai considerati capaci? Viviamo in un tempo di crisi, economica e morale, che sta mettendo a dura prova i valori cristiani. È ancora lecito pensare, allora, che la famiglia sia un luogo in cui si impara a conciliare i diritti ed i doveri, la libertà propria e il rispetto per gli altri? È ancora il luogo naturale per il dialogo il confronto per la partecipazione e condivisione di gioie e dolori? Sono queste le riflessioni dell’Unione dei Giuristi Cattolici – sezione di Rossano, presieduta da Graziella Guido, affidate ad un messaggio di commento al tragico episodio di patricidio, consumatosi in una famiglia rossanese, proprio nel giorno di Natale. Di fronte a tali accadimenti è lecito dubitare sul ruolo della famiglia nella crescita degli individui. E se il concetto profondo di famiglia appare vacillare, anzi, sprofondare in questi gesti di efferata violenza, la società deve porsi, oggi più che mai, l’esigenza di capire che non è giusto affidare alla sola famiglia il compito di sobbarcarsi e affrontare le conseguenze e gli effetti della crisi. E questa necessità non si palesa oggi, in un momento triste per la nostra comunità, scossa dall’uccisione di un padre per mano di un figlio, ma la troviamo negli atti fondanti della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo (“La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dello Stato”). Famiglia e Società sono due realtà osmotiche che si influenzano a vicenda. Se fallisce una di conseguenza fallisce l’altra. Ma se insieme si supportano allora c’è speranza di restituire a queste due entità, unite e distinte, l’essenziale autorevolezza ed il loro ruolo guida nella crescita delle persone.   In questo momento storico la società purtroppo è pervasa da un egoismo profondo, pieno di cinismo, indifferenza e carenza di ideali e valori guida. Sembra respirarsi un’aria tesa a causa di una frattura profonda generata da un violento conflitto generazionale che va oltre la semplice contestazione. I figli non si riconoscono nei padri e ne rinnegano le idee. I giovani hanno oggi problemi gravissimi da risolvere, psicologici, morali e culturali. Non è un’accusa, ma un allarme che va, a tutti i costi, dissipato attraverso un’azione educativa e pedagogica completa e persuasiva che parta proprio dallo Stato. È vero, viviamo in un sistema malato di egoismo generazionale. Lo stesso welfare nazionale ha voltato le spalle ai giovani che a loro volta hanno dato una risposta emblematica, allontanandosi dalla politica. I nostri padri hanno avuto tanto perché hanno trovato il coraggio di impegnarsi. Noi rischiamo di perdere tutto perché ci siamo addormentati davanti alla televisione. È indispensabile che le nuove generazioni tornino alla politica. Ma è necessario tornare a una politica responsabile, che abbia il coraggio di riformarsi, di ritornare al moderatismo e al civismo. Che abbia – come ci ha insegnato Papa Benedetto XVI – il coraggio di andare controcorrente, assumendo scelte forti, appunto coraggiose e, perché no, impopolari ma mirate al bene della collettività. Solo così potremo uscire dal torpore sociale in cui ci siamo relegati e dove, purtroppo, avvengono misfatti di cui tutti, un po’, dovremmo sentirci responsabili.
 

 


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