Osservare inermi un bosco che brucia e ascoltarne il lamento è una delle esperienze più terribili per l’essere umano. E lo è ancora di più per chi in questi territori ci vive, per chi crede in questi territori per chi li ama. Occorre tenere presente che un bosco per raggiungere la sua maturità e raggiungere lo stato di climax può impiegare anche 100-200 anni e gli incendi boschivi determinano ogni anno il venir meno delle risorse vegetali, importantissime per il futuro dei nostri figli. 

Non è possibile assistere a catastrofi di questo tipo ben sapendo che la situazione potrebbe essere tranquillamente sotto controllo. Occorre uscire dalla cultura dell’emergenza ed investire nella prevenzione, programmazione e pianificazione: prevenire costa molto meno che non ricostruire. È importante gestire meglio le risorse per la lotta agli incendi e servono più investimenti nella prevenzione. «Per contrastare gli incendi boschivi – afferma Francesco Cufari, presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Cosenza, – occorrono non solo maggiori e migliori investimenti per la lotta attiva (attività di spegnimento); ma anche investimenti nella prevenzione, con campagne di educazione e sensibilizzazione, con realizzazione di opere specifiche (viali parafuoco, invasi per l’acqua), con la manutenzione della viabilità forestale e rurale, con la gestione attiva delle superfici forestali, con l’applicazione di pratiche agro-pastorali corrette (diradamenti, pulizia del sottobosco), in pratica con una regolare pianificazione e programmazione del territorio attuando operazioni sostenibili che garantiscano una migliore crescita del bosco in termini volumetrici e di stabilità degli alberi, una maggiore resistenza alle avversità come il fuoco e una sua pronta resilienza (la capacità di ripresa dopo un evento sfavorevole). Dobbiamo pensare al nostro territorio come ad un organismo: se ben mantenuto ed in salute, può reagire in modo efficace ed efficiente alle avversità esterne».
Lo sviluppo e la gestione di un bosco è di fondamentale importanza per il benessere di tutta la popolazione, un patrimonio non solo naturalistico e paesaggistico, ma anche una risorsa economica, turistica e ricreativa e un rilevante presidio di protezione idrogeologica. Va quindi protetto con azioni costanti nel tempo e non soltanto nei momenti di emergenza per estinguere gli incendi boschivi, purtroppo all’ordine del giorno in questa caldissima estate. «Il bosco è un bene vincolato dalle leggi, – aggiunge – il terreno per obbligo di legge rimane boscato ancorché percorso dal fuoco e temporaneamente privo di vegetazione; i terreni percorsi dal fuoco sono vincolati alla non trasformazione per dieci anni. Esortiamo quindi tutti i comuni calabresi affinché mettano in pratica il catasto delle aree boschive percorse dal fuoco, con una loro corretta e rigorosa perimetrazione, così da scongiurare ogni possibile speculazione magari prevedendo anche a livello regionale l'aggiornamento della Carta del Rischio Pirologico e la Carta dei Tipi Forestali».
I danni che provocano gli incendi sono diretti e indiretti. I primi, facilmente valutabili, sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, più difficilmente stimabili, sono connessi alle funzioni inestimabili quali la difesa idrogeologica, la produzione d'ossigeno, la conservazione naturalistica, il richiamo turistico, le possibilità di lavoro per numerose persone. Bisogna gestire il territorio facendolo percepire un bene comune e trasmettendo alla comunità il basilare concetto che anche il bosco, come tutto il territorio, va preservato. I nostri nonni tagliavano la legna del bosco per il loro fabbisogno quindi avvertivano in modo chiaro l’indispensabilità dell’utilizzo corretto della foresta per i propri bisogni di vita e conseguentemente mai si sarebbero sognati di bruciare una loro risorsa primaria.
Pertanto è di particolare importanza la redazione dei Piani di Gestione Forestali che, tradotti in gergo comune sono i piani regolatori del bosco, destinati alla pianificazione delle risorse silvo-pastorali, i quali risulterebbero di grande utilità per agevolare la realizzazione dei tagli boschivi e che sarebbero ottimi strumenti al servizio della pianificazione, l’unico strumento efficace per prevenire gli incendi.
Sicuramente tutti ci dobbiamo mettere in discussione nella gestione del territorio, dalle forze politiche ai cittadini, e naturalmente i tecnici ma senza dimenticare che il territorio va gestito e vissuto e non imbalsamato e/o dominato; si deve preservare il consumo del suolo gestendo il territorio nel modo più corretto possibile e ciò può essere realizzato solo con l’ausilio delle figure professionali appropriate e specializzate, dal dottore agronomo e dottore forestale (uniche due figure professionali abilitate alla gestione dei boschi), al geologo, all’ingegnere.
«Importante è evitare di perseguire un approccio eccessivamente ecologista, – conclude Cufari – di chiusura e di ostacolo alle attività millenarie dell’uomo legate al bosco, ai pascoli e all’agricoltura che ci hanno consegnato il nostro stupendo paesaggio, che favorirebbe sicuramente e inesorabilmente l’abbandono del territorio. E proprio con l’abbandono vi saranno sempre più foreste con materiale secco pronto ad alimentare incendi di vaste proporzioni che una volta spenti, dopo un enorme esborso economico collettivo, lasceranno spazio a pericolosi dissesti idrogeologici. Un effetto domino devastante».
Pertanto, al fine di gestire attivamente le foreste e il territorio senza farne un museo dell’abbandono, la Federazione regionale dei dottori agronomi e dottori forestali della Calabria chiede l’istituzione di un tavolo tecnico permanente di discussione con tutti gli attori del territorio per affrontare le problematiche in atto e che veda ognuno di noi impegnati nella risoluzione della tematica.
Cosenza 12 agosto 2017 

 


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