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Alto Jonio: posto sotto sequestro l’impianto nucleare ITREC di Rotondella (MT)

Posto sotto sequestro cautelare, per il sospetto inquinamento del mare Jonio, l’impianto nucleare ITREC di Rotondella (MT) che, meglio conosciuto come Centro-Enea, sorge in Contrada Trisaia, nel comune di Rotondella, a quattro passi cioè dai confini tra Basilicata e Calabria. 

A riportare l’inquietante notizia sono i siti-web “Avvenire.it” e “Basilicata24.it” secondo cui ad eseguire il sequestro sarebbe stata la Procura della Repubblica di Potenza al fine di evitare il continuo sversamento in mare di contaminazioni provenienti dal sito di dismissione nucleare Itrec gestito dal 2013 dalla Sogin. Si tratta, per la cronaca, della società incaricata di smantellare, entro il 2032, l’impianto nucleare Itrec, di bonificare il sito e di ricostituire lo stato dei luoghi. «A Rotondella, in provincia di Matera, - si legge testualmente nei suddetti siti – a seguito di un'indagine coordinata dalla DDA di Potenza, i Carabinieri del NOE hanno effettuato in via d'urgenza il sequestro preventivo delle vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico a mare dell'impianto Itrec della Sogin e dell'adiacente impianto "ex Magnox" che sorge in area ENEA». I reati ipotizzati, sempre secondo le suddette fonti, sarebbero: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti tossici. L'indagine sarebbe partita dal grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche pericolose (cromo esavalente e tricloroetilene) che sarebbero state rilevate nella falda acquifera sottostante il sito Enea/Sogin. Tali sostanze erano state utilizzate per il trattamento (cosiddetto ri-processamento) delle barre di uranio/torio depositate nel sito Itrec (impianto di trattamento e riclassificazione degli elementi combustibili nucleari). Nell'indagine sarebbe stata accertata «una grave ed illecita attività di scarico a mare dell'acqua contaminata che non veniva in alcun modo trattata». E’ quanto si legge in una nota del Procuratore Distrettuale Francesco Curcio. Secondo le indagini esperite dai Carabinieri del NOE, tali acque, convogliate in un’apposita condotta, partivano dal sito e, dopo alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio. Il provvedimento della Procura della Repubblica di Potenza sarebbe stato disposto d'urgenza per evitare che possa aumentare il pericolo per la salute umana e per l'integrità dell'ambiente. Il sequestro preventivo, comunque, non interrompe le attività della Sogin di "decommissionamento" del sito nucleare della Trisaia che possono così proseguire, mentre i responsabili dei siti sono obbligati ad adottare tutte le misure adeguate per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica che fino ad oggi non sarebbero state adottate compiutamente.
Pino La Rocca
 

 

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