Villapiana: le scuole aprono, ma il freddo è troppo e chiudono

 Freddo, neve e temperature vicine e sotto lo zero: a Villapiana gli amministratori in carica, dopo le vacanze natalizie, fanno aprire regolarmente le scuole ma poi sono costretti a chiuderle per evitare di esporre alunni e docenti…al freddo e al gelo. La protesta dei genitori per quella che viene considerata una grave distrazione è stata fatta propria dal capo-gruppo di Minoranza Luigi Bria che ha rimproverato all’esecutivo in carica di non essere in grado di gestire neanche l’ordinaria amministrazione. 

E’ quello che si è verificato a Villapiana alla ripresa delle lezioni. Diverse le decisioni assunte dai diversi sindaci dei paesi dell’Alto Jonio, specie quelli dei comuni montani da diversi giorni nella morsa di un freddo siberiano i quali, a causa delle temperature troppo rigide, hanno deciso la chiusura delle scuole, chi per un giorno e chi per due giorni, durante i quali hanno provveduto ad attivare gli impianti di riscaldamento per pre-riscaldare le aule e farle trovare calde per l’inizio delle lezioni. Cosa che non ha fatto l’esecutivo Montalti che ha consentito comunque la regolare apertura delle scuole per lunedì 9 gennaio, salvo poi a chiuderle, tardivamente, per mezzo di un’apposita Ordinanza per la giornata di ieri, martedì 10 gennaio, proprio per consentire il pre-riscaldamento dei locali. «Se non si riesce a garantire la normale amministrazione, come il riscaldamento delle scuole, - ha scritto il capo-gruppo di Minoranza Luigi Bria - qualcuno dovrebbe trarne le dovute conseguenze. Il sindaco di Cassano Jonio – ha commentato il dottor Bria - nella giornata di domenica ha avvisato le famiglie che il Comune si era attivato per riscaldare le aule in tempo. Quello di Villapiana, invece, per lunedì ha fatto andare gli alunni a scuola con le aule fredde e, dopo averle fatte riscaldare nella giornata di lunedì, ne ha ordinato la chiusura per martedì. Qualcuno – si è chiesto l’ex sindaco Bria - è capace di spiegare a quale logica dobbiamo sottostare?».

Pino La Rocca

 

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